Etiopia for sale, in svendita la terra più fertile al miglior sfruttatore

di La Ica del 25 dicembre 2013

La terra dell’Etiopia venduta per pochi spiccioli, è quello che è emerso dal resoconto dell’Oakland Institute, un’organizzazione americana indipendente che ha lo scopo di portare all’attenzione dell’opinione pubblica le questioni mondiali più scottanti in tema di sfruttamento sociale, ambientale ed economico.

Migliaia di indigeni sono stati costretti a evacuare dai loro villaggi natii senza nemmeno avere il diritto di poter dire la loro. Il dissenso non è concesso: “È obbligo dello Stato consegnare e devolvere queste terre libere da qualsiasi impedimento. E di provvedere gratuitamente a qualsiasi attività volta a garantire la sicurezza e la protezione contro qualsiasi atteggiamento turbolento, riottoso o di disturbo.” Questo quanto stabilito dal cosiddetto contratto d’affitto tra Stato d’Etiopia e le corporation che stanno facendo a pezzi il Paese. Un contratto d’affitto che nasconde un’iniziativa di vero e proprio sfruttamento brutale dietro l’espressione ‘riforma agraria’.

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Sì, perché questa antica terra estremamente fertile, sta diventando a poco a poco possedimento delle grandi compagnie agricole, che non hanno certo a cuore lo stato di salute dell’Etiopia. Né della terra né dei suoi abitanti. Ma solo del profitto.

D’altronde la transazione è un vero e proprio regalo: ben 3.619.509 ettari sono già stati venduti, ad un prezzo che varia  dall‘1,10 ai 6,05 dollari per ettaro (dagli 0,8 € ai 4,4 € all’ettaro), divisi tra India, Cina e Arabia Saudita; un prezzo irrisorio se si considerano i profitti che le compagnie in questione possono raggiungere, sfruttando queste terre strappate agli etiopi: 1.5 milione di persone.

Il risultato di questa massiccia deportazione si sta traducendo in una perdita: il prezzo del teff, il tipico cereale etiope usato per realizzare l’injera, il pane tradizionale, è salito alle stelle, arrivando a costare 4 volte di più dal 2008. Il signor Karuturi leader di Grain, una delle aziende che ha intenzione di approfittare dell’incredibile svendita di terra, ha sborsato appena 46 dollari (33,5 ), per una terra che, egli stesso ha dichiarato, dovrebbe fruttargli almeno 660 dollari (circa 500 ) ad ettaro, per anno!

E c’è da credere che non inverstiranno in attività di agricoltura sostenibile o di conservazione del terreno, perché dovrebbero? Ma non è finita qui, il contratto arriva con la sorpresa: allo scopo di incentivare la produzione di zucchero di canna nella zona dell’Omo meridionale, è stata creata una linea di credito di circa 640 milioni di dollari tra Stato indiano e Governo etiope, dollari che il Governo etiope dovrà spendere nei prossimi cinque anni, importando dall’India ben il 75% di prodotti e servizi.

Prodotti, come quelli agrari, che l’India sta coltivando su un terreto che è etiope; un po’ come quando il Grande Impero d’Inghilterra vendeva agli indiani il proprio té. Sembra di essere tornati alle colonie, non è vero?

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Altro che sviluppo! Terreni regalati ad individui senza scrupoli verso i quali perfino la Banca Mondiale preme, affinché ricevano agevolazioni commerciali ed esenzioni dalle tasse; per non parlare delle risorse naturali (acqua e minerali), valevoli milioni già di per sé.

Purtroppo questo accordo non risolverà l’annoso problema che è la malnutrizione e non solo perché i prodotti vengono coltivati da grandi aziende desideriose di rivenderli agli etiopi a caro prezzo, ma anche perché molti di quei manufatti serviranno a sfamare le già grasse pance di India ed Europa.

Solo un’agricoltura sostenibile, rispettosa dell’ambiente e della sua forza lavoro, sarebbe in grado di risolvere il problema della fame. Senza diritti civili non c’è sviluppo e finché i Governi non faranno altro che incoraggiare le multinazionali a comportarsi irresponsabilmente, non ci sarà eguaglianza né giustizia.

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