Fast food nation – Il lato oscuro del cheeseburger globale

di Salvo del 1 aprile 2015

Un vecchio libro del 2001, opera di Eric Schlosser, da cui è stato tratto anche un film nel 2006, rappresenta tuttora la più riuscita analisi del sistema del fast food.

Da bravo giornalista investigativo, Schlosser scava nelle origini delle prime catene di fast food, i valori e le visioni dei loro fondatori.

Percorre a ritroso il percorso dei cheeseburger e delle patatine servite al bancone, arrivando ai laboratori dove si creano i sapori o gli impianti di macellazione dove lavoratori minorenni immigrati rischiano le dita ogni giorno e passando per le scuole dove i McDonald’s, Coca Cola e Pepsi di turno sponsorizzano addirittura i tetti degli edifici: già, perché il bambino è il miglior consumatore e spesso porterà due adulti insieme a lui… Il trionfo del marketing, insomma.

SPECIALE: Cosa contengono davvero i McNuggets?

Come dice nelle prime pagine del libro: “Il fast food, insieme ai film di Hollywood, insieme ai blue jeans e alla musica pop rappresenta una delle maggiori esportazioni culturali americane. Tuttavia, a differenza di altri beni di consumo, il fast food non viene guardato, letto, suonato o indossato. Il fast food entra nel corpo e diviene parte del consumatore. Non c’è altra industria che offra, in senso letterale o figurato, una prospettiva cosi completa sulla natura del consumo di massa.

Che cosa c’è dietro al classico hamburger, dunque? Una visione del mondo tipicamente americana, innanzitutto.
Una visione dove la standardizzazione e la massificazione si impongono come forze ineluttabili.
Un libro che tutti dovrebbero leggere se interessati a capire le implicazioni di ciò che si mangia.

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Il lato oscuro del cheeseburger globale
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