Incidente nucleare in Giappone: lo stress fa più vittime della radioattività

di Luca Vivan del 27 marzo 2014

Più delle radiazioni sono i gravi fattori di stress a fare danni 3 anni dopo il disastro nucleare di Fukushima.

Aumento dell’alcolismo, suicidi, depressione e divorzi sono fenomeni che poco hanno a che fare con il livello di radiazioni, quanto con i traumi subiti dalle 160.000 persone che vivevano attorno alla centrale nucleare e che sono state evacuate. Sono ben 1.656 le persone morte in 3 anni per malattie dovute allo stress, una cifra superiore a quella dei decessi a causa di ferite o contaminazioni conseguenti allo scoppio.

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Molti di questi erano anziani, che nell’evacuazione hanno perduto i loro punti di riferimento, i loro legami di socialità e che ancora vivono in alloggi cosiddetti “temporanei”.

Forti tensioni hanno scosso anche le coppie dove il marito ha deciso di rimanere nella zona contaminata per non perdere il lavoro, mentre il resto della famiglia si è allontanata da una prefettura dove il rischio sanitario è difficile da accettare.

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Un ulteriore e grave fattore stressogeno sono gli studi sull’impatto delle radiazioni. Se l’Organizzazione Mondiale della Sanità e molti studi giapponesi tendono ad escludere la relazione tra i tumori presenti nella zona e il disastro nucleare, l’Università di Medicina di Fukushima mostra un aumento di cancro alla tiroide nelle persone con meno di 18 anni. L’incertezza delle diagnosi è un fattore che contribuisce ad aumentare l’angoscia di chi viveva nella zona colpita dall’evento, è un fenomeno che si riscontra anche in situazioni meno destabilizzanti  di questa.

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I traumi individuali e collettivi comunque testimoniano la gravità che può generare un incidente ad una centrale nucleare, un impianto che produce elettricità in un modo troppo pericoloso da gestire.

La fissione nucleare deve lasciare posto a fonti rinnovabili o nuove tecnologie in studio e progettazione da anni, che siano sicure e portino reale ricchezza a chi ci vive vicino.

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