Fulmini per spaccare i detriti di cemento da riciclare

di Erika Facciolla del 3 febbraio 2014

In tema di rifiuti e di riciclo oltre ai materiali di uso comune come plastica, carta e vetro, una parte importante dell’inquinamento prodotto dall’uomo è rappresentata dagli scarti di cemento e da tutti quei detriti derivanti dall’attività in campo edile.

Parliamo di milioni di tonnellate di calcinacci prodotti ogni anno da demolizioni, nuove costruzioni e ristrutturazioni di edifici che finora potevano essere utilizzati solo come base per il rifacimento delle strade.

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Da oggi, però, la situazione potrebbe cambiare visto che i ricercatori del tedesco Fraunhofer Institute hanno sperimentato un metodo sorprendente per rompere e separare le parti riutilizzabili del calcestruzzo: le esplosioni di fulmini. Il metodo utilizzato finora per rompere il calcestruzzo causava il deterioramento della maggior parte dei materiali recuperabili con il risultato di renderli inutilizzabili.

Con il metodo di frammentazione elettrodinamica messo a punto dai fisici tedeschi, invece, è possibile ricreare un’onda di pressione potente quanto una piccola esplosione, capace di spezzare e scomporre il calcestruzzo nelle sue componenti di base: pietra e cemento.

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Ciò consentirebbe non solo di riutilizzare la ghiaia per i rivestimenti stradali, e anche di ottenere nuovo calcestruzzo con un processo di lavorazione in grado di ridurre notevolmente le emissioni di CO2. Il responsabile del progetto, Volker Thome, sta perfezionando la tecnica con un impianto di frammentazione che attualmente riesce a lavorare una tonnellata di detriti all’ora, ma l’obiettivo è raggiungere le 20 tonnellate.

Tutto questo potrebbe rappresentare un enorme passo in avanti in chiave ambientale se pensiamo che l’industria cementiera dedicata alla produzione di calcestruzzo è responsabile della produzione mondiale dell’ 8-15% di CO2.

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