Come funziona la mente quando si mangia carne

di Elle del 9 dicembre 2016

Sebbene la scelta di una dieta priva di alimenti di origine animale sia sempre più diffusa, rimane appannaggio di una fascia minoritaria della popolazione mondiale.

Pur essendo in tantissimi ad amare gli animali, infatti, non tutti rinunciano alla carne a tavola. In questi casi non sembra che la convinzione di ‘amare gli animali’ entri in conflitto con il desiderio di mangiarne alcuni esemplari.

Come mai anche chi non vorrebbe arrecare sofferenza ad altri esseri senzienti non sceglie di eliminare derivati animali dalle proprie diete?

Una ricerca dell’Università di Oslo, intitolata “Carnivori per dissociazione”, prova a fornire una risposta in merito (ecco il link alla ricerca completa, se volete approfondire).

Secondo lo studio norvegese tra i meccanismi psicologici coinvolti vi sarebbe la dissonanza cognitiva. In tal modo chi ama mangiare carne proteggerebbe la propria mente dall’idea di nutrirsi di un animale, allontanandola dal proprio pensiero, così da non dare spazio ad una sorta di conflitto interno. Secondo i ricercatori si assiste ad un’inibizione della capacità empatica di fronte all’animale nel proprio piatto.

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Gli studi condotti tra Norvegia e Stati Uniti hanno coinvolto circa 1000 volontari onnivori a cui venivano presentati in modi diversi piatti a base di carne o alternative vegetali. Si è rilevato come la reazione delle persone fosse differente in base agli stimoli presentati. Quando nel menù la pietanza era definita come ‘mucca’ o ‘maiale’, anziché ‘cotoletta’ o ‘braciola’ e corredata con eventuale foto dell’animale, la scelta di un’alternativa vegetale era più probabile.

dissonanza cognitiva di chi mangia carne

Che cosa accade al nostro cervello quando vediamo l’animale che stiamo per mangiare?

Questo spiega come le carni lavorate (come, ad esempio, salumi e affettati) allontanino l’idea della provenienza animale, dissociando il vissuto emotivo che potrebbe derivare da questo pensiero.

Possiamo accorgerci facilmente di questo processo psicologico provando a immaginare cosa succederebbe se la pietanza nel nostro piatto fosse a base di carne proveniente da animali domestici. In tal caso saremmo culturalmente portati a non dissociarne il vissuto emotivo suscitato dall’idea di sacrificarli per il nostro gusto.

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In sostanza, si tratta di un meccanismo ben noto alle persone che hanno fatto la connessione scegliendo una dieta essenzialmente vegetale. Non a caso, uno dei documentari più interessanti su questo tema che siano stati mai prodotti si chiama “Making the connection“, ossia operare questa connessione.

Questo studio offre anche un primo supporto scientifico e apre nuove interessanti prospettive di ricerca.

Immagini via Shutterstock

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