Gas di scisto, l’Inghilterra apre all’estrazione e negli USA l’autosufficienza energetica è sempre più vicina

di Claudia Raganà del 19 marzo 2013

Il Regno Unito avrebbe deciso di consentire l’esplorazione del sottosuolo nazionale per l’estrazione di gas di scisto, dietro il rispetto di regole ferree. Questo è quanto annunciato dal governo oltremanica, un anno e mezzo dopo il divieto imposto alla fratturazione idraulica del terreno.

La scoperta del gas di scisto (conosciuto anche con il termine inglese di shale gas) ma anche chiamato gas di argilla, ha avuto un significativo impatto sul mercato dell’energia di tutti i più importanti paesi estrattori; basti pensare agli Stati Uniti, che hanno visto i prezzi di mercato del gas e del carbone ridursi significativamente.

Molte compagnie petrolchimiche, infatti, sono tornate ad estrarre su suolo nazionale grazie alla disponibilità di energia a basso costo legata al gas di scisto.

Il Regno Unito, essendo il più grande consumatore di gas naturale in Europa, potrebbe pertanto trarre innumerevoli vantaggi dal gas di scisto e convertirsi ad un utilizzo massiccio di questo combustibile fossile.

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Nel 2011 il governo britannico sospese il permesso di effettuare fratturazioni idrauliche, il metodo del fracking – di cui abbhiamo già parlato – per l’estrazione del gas da giacimenti ad elevate profondità, dopo il verificarsi di due piccoli fenomeni sismici in una zona adiacente ad un giacimento.

La fatturazione idraulica avviene, infatti, iniettando imponenti volumi di acqua mista a sostanze chimiche ad elevata pressione nel sottosuolo, per recuperare gas intrappolato tra le rocce. Questo metodo però lascia delle cavità enormi piene di gas ad alta pressione e sembra anche responsabile di ‘favorire’ l’attività sismica.

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Ora però il Governo ha dato di nuovo il via libera, sebbene condizionato dall’esito di un esame approfondito sugli eventuali rischi sismici durante l’estrazione; è stato persino progettato un sistema semaforico, in grado di interrompere automaticamente le procedure al verificarsi di determinate condizioni di rischio.

Al momento il gruppo Cuadrilla Resources, unico detentore della licenza per l’estrazione di gas di scisto dal suolo anglosassone, si sta preparando per un test estrattivo nel Lancashire, che dovrebbe aver luogo a partire da marzo 2013. Questo importante giacimento (di circa un 1,6 km) potrebbe generare un indotto per l’economia nazionale, in termini di ricchezza e posti di lavoro, da non sottovalutare. Oggi si stima che le riserve di shale gas che giacciono nel sottosuolo britannico potrebbero soddisfare il fabbisogno di gas del paese per almeno 18 mesi.

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Oltreoceano le cose sembrano procedere in maniera più spedita rispetto all’Europa. Gli Stati Uniti, grazie alle loro riserve, entro il 2035 saranno pressoché auto-sufficienti grazie al gas e al petrolio sul suolo nazionale, superando già nel 2015 la Russia nella produzione di gas, e dal 2017 anche l’Arabia Saudita nella produzione di petrolio.

Numerose le differenze che separano Vecchio e Nuovo Mondo. La legge statunitense riconosce ai proprietari dei terreni soprastanti i giacimenti il possesso delle risorse minerarie del sottosuolo e il riconoscimento di royalty per il loro sfruttamento; nel Regno Unito, invece, appartiene tutto alla Corona o ai nobili – che sono i grandi proprietari terrieri – tra cui ancora oggi il suolo britannico è suddiviso, Londra compresa.

Negli USA viene in aiuto anche la geografia: i maggiori giacimenti di gas coincidono con le zone di passaggio dei gasdotti e risiedono in zone a bassissima densità di popolazione, agevolando l’estrazione e la distribuzione delle risorse minerarie.

L’Europa guarda ancora con sospetto questa nuova fonte di energia, soprattutto per l’invasività delle tecniche estrattive. La Francia è stato il primo paese europeo a vietare il fracking nel 2012, seguito da Bulgaria, Romania e Repubblica Ceca. I principali giacimenti risiedono nel sottosuolo della Polonia, che, seppur tra molti dubbi, rimane ancora interessata ad esplorare ed estrarre gas, per diminuire la sua dipendenza da carbone.

Il Parlamento Europeo ha respinto i divieti di fratturazione idrica, chiedendo però un solido sistema di regolamentazione per la protezione ambientale. Le principali preoccupazioni riguardano i rischi di generare fenomeni sismici e la contaminazione delle falde acquifere gli tramite gli agenti chimici utilizzati per intrappolare il gas nel sottosuolo.

Ad oggi non sembrano esserci prove che ciò possa avvenire; le falde acquifere si trovano in genere ad una profondità inferiore rispetto al gas.

Resta comunque una partita ancora tutta da giocare. L’estrazione del gas è molto economica e garantirebbe a molte nazioni una certa indipendenza rispetto ai grandi esportatori di petrolio e gas come i Paesi arabi e la Russia. E in tempi di crisi questa è una carta che vale come un jolly

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