In Veneto famiglie comprano terreno per farne agricoltura bio sul modello del Gruppo d’Acquisto Solidale Terreni

di Luca Vivan del 3 febbraio 2014

Nonostante i media tradizionali non ne parlino, chi affolla i social media e il web in generale sa che c’è un vento di cambiamento per quel che riguarda alcune realtà. Solo pochi anni fa parlare di GAS (Gruppi di Acquisto Solidale) voleva dire fare parte di una nicchia, mentre ora, questo tipo di economia partecipativa è sempre più diffuso.

PER SAPERE COSA SONO I:Gruppi di acquisto solidale – GAS

La crisi è un’opportunità, per creare nuovi percorsi esistenziali e sociali, abbandonare i vecchi modelli e rielaborarne di nuovi, perché come diceva l’eclettico architetto Buckminster Fuller, non si cambia la realtà combattendola, ma creando nuovi paradigmi che rendano obsoleta quella realtà.

Il cibo e la terra che lo produce sono una delle possibile vie per cambiare in meglio la nostra realtà. Così 25 famiglie di Montebelluna, in provincia di Treviso, si sono trovate per aggiungere una T alla sigla GAS, dove T sta per terreno, creando così un GAST, Gruppo di Acquisto Solidale Terreno.

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Un grupo di persone si associa per acquistare ad un prezzo conveniente non cibo ma terreni. Nello specifico si tratta di recuperare un’area agricola abbandonata di circa 30.000 metri quadri, di coltivarla in modo biologico e di dividersi la produzione, secondo lo slogan: ‘Dalla tua terra alla tua tavola’.

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Il GAST di Campilonghi però non vuole creare solo un modello economico, si propone anche degli obiettivi culturali e sociali. L’acquisto collettivo di un terreno significa ridare valore al mondo contadino, incentivare l’imprenditorialità giovanile, sostenere l’agricoltura biologica e il consumo di prodotti a km zero, coinvolgere i consumatori nella gestione quotidiana dell’azienda agricola e anche divenire uno spazio aperto per attività ricreative e culturali. Da 25 famiglie il progetto si è allargato a 40 e sta muovendo i primi passi con la coltivazione del terreno.

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La necessità di un cibo buono sano e naturale sta portando alla costruzione non solo di un momento di scambio materiale ma soprattutto di uno spazio che può agire da catalizzatore di un cambiamento più profondo, quello di mentalità. Ci auspichiamo che il progetto continui e che possa essere d’esempio anche in altre zone d’Italia.

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