Glasgow vuole essere sostenibile

di Marco Grilli del 2 dicembre 2015

Dimenticatevi la vecchia città industriale, grigia, sporca e cupa, ritratta nelle memorabili pagine di Dickens. La Glasgow protagonista della rivoluzione industriale nel XIX secolo, quella sviluppatasi a partire dai giacimenti di carbone, priva di verde e conosciuta per le turbolente periferie abitate da un sottoproletariato povero, minato dalla tubercolosi e dedito all’alcolismo, non esiste più.

Oggi la metropoli scozzese, dopo la  fine dell’industria pesante e la riqualificazione urbana di molti quartieri, punta forte sulle risorse culturali e sull’energia creativa dei suoi importanti architetti, designer e artisti, apprestandosi a diventare una moderna smart city, sempre più ecologica e sostenibile.

Glasgow, la seconda città del Regno Unito, è circondata da un’area metropolitana dove vivono più di due milioni di persone -la Greater Glasgow– e,  coi suoi 600mila abitanti, rappresenta il 10% della popolazione scozzese. Il progetto “Sustainable Glasgow”, partito dall’evidenza dei cambiamenti climatici e dal fatto che i centri urbani, responsabili di circa l’80% delle emissioni, consumano il 75% dell’energia mondiale, prevede 1,5 miliardi di sterline di nuovi investimenti.

Economia, investimenti e ambiente sono le tre parole chiave di quest’iniziativa strategica, fondata sulla collaborazione tra il pubblico e il privato per il raggiungimento di scopi collettivi che riguardano il benessere della città e puntano ad inserire Glasgow tra le smart cities d’Europa. Obiettivi ambiziosi, che mirano alla riduzione del 30% delle emissioni entro il 2020 per rendere la metropoli scozzese una delle più importanti smart city europee.

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Gli interventi in chiave ecologica spaziano in vari campi: dai nuovi servizi per lo sviluppo del traffico intermodale agli incentivi all’acquisto di veicoli elettrici, dalla migliore efficienza dell’illuminazione pubblica, basata sui LED, all’edilizia efficiente di nuova generazione, senza dimenticare l’importanza dei sensori wireless, distribuiti per le vie delle città al fine di raccogliere dati in tempo reale sullo stato del traffico e sulla qualità dell’aria.

La decarbonizzazione delle attività e delle infrastrutture (la città emette 4 milioni di tonnellate di CO2 l’anno solo per scopi energetici), mira a favorire la crescita economica cittadina, migliorando al contempo la qualità di vita della popolazione. I progetti, di diversa scala, coinvolgeranno infatti le comunità locali e ricorreranno alle tecnologie più innovative.

Se tutto procederà al meglio, Glasgow migliorerà i sistemi di gestione dell’energia e l’efficienza energetica in tutti i settori, svilupperà sistemi di teleriscaldamento ed altri a ciclo combinato alimentati a biogas -prodotto a sua volta dalle acque reflue e dalla frazione organica dei rifiuti-, appronterà sistemi di metropolitana leggera per passeggeri e merci e vedrà circolare per le sue strade veicoli elettrici od a biogas,  attivando politiche pubbliche e coinvolgendo sempre le aziende e la popolazione locale.

glasgow smart city

Glasgow: diventerà davvero una smart city?

In pratica, cancellerà per sempre la sua immagine di città post-industriale per ridipingersi come metropoli green, sostenibile e vivibile, orientata al futuro. L’ottimismo non può mancare, supportato dai positivi episodi della più recente storia cittadina.  Il “Gorbals”, il quartiere simbolo della miseria operaia, è stato raso al suolo già dagli anni ’60, nel lungo fiume è oggi possibile dilettarsi con passeggiate bucoliche e che dire poi dei salmoni che son tornati a popolare le acque del Clyde? Se potesse tornare Dickens…racconterebbe tutta un’altra storia!

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