Tanti habitat europei a rischio estinzione, anche in Italia

di Luca Scialò del 4 febbraio 2017

Continua, incessante, l’estinzione di specie animali. Ma anche degli habitat naturali stessi e le due cose sono ovviamente correlate.

A livello mondiale, sono a rischio oltre un terzo degli habitat terrestri, ma anche quasi un terzo di quelli marini presenti nel Mar Mediterraneo e quasi un quarto nell’Atlantico nord-orientale. A dirlo un documento denominato ‘Lista rossa europea degli habitat’, il quale fornisce la situazione dei 490 habitat – terrestri e marini – presenti in 35 Paesi del vecchio Continente. Che vanno dal Circolo Polare Artico al Mar Nero passando ovviamente per il Mar Mediterraneo. Si tratta del primo studio di questa portata sul fenomeno degli habitat europei a rischio estinzione.

Per crearlo ci hanno lavorato oltre trecento esperti naturalisti. Anche l’Italia ha dato il suo contributo, mediante un gruppo composto da 15 esperti di diversi atenei e istituzioni, coordinato dalla botanica Daniela Gigante dell’Università di Perugia.

Ha beneficiato dei finanziamenti della Commissione Europea e coordinato da un partenariato formato da Wageningen Environmental Research (istituto di ricerca ambientale dei Paesi Bassi), Iucn (la più antica e grande organizzazione ambientale globale), NatureBureau (società di consulenza sulla conservazione della fauna selvatica del Regno Unito) e alcuni singoli professionisti.

Dunque una imponente e altamente specializzata collaborazione, per uno studio, spiega la dottoressa Gigante, durato due anni: tra il 2014 e il 2015. Ed è giunto a risultati inquietanti.

Quali sono gli habitat europei a rischio estinzione?

Come dicevamo nell’incipit, un terzo degli habitat terrestri rischia di scomparire. In particolare, tra gli habitat europei a rischio estinzione si rilevano più di tre quarti delle paludi e delle torbiere, più della metà degli habitat erbacei e quasi la metà di laghi, fiumi e coste.

habitat europei a rischio estinzione

Tra gli habitat europei a rischio estinzione anche il Mediterraneo…

Va un po’ meglio a foreste, brughiere e gli habitat rocciosi. Ma comunque versano in condizioni preoccupanti. Per quanto concerne gli habitat marini, invece, abbiamo detto come un terzo di quelli del Mar Mediterraneo siano a rischio, mentre un quarto di quelli nell’Atlantico nord-orientale. Ancora poco invece si conosce di quelli del Mar Nero, non di meno a rischio.

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Ma quali sono i fattori di rischio che mettono a repentaglio gli habitat europei? Per gli esperti che hanno realizzato la ricerca, senza dubbio vanno annoverati: l’agricoltura intensiva; l’abbandono del pascolo e delle tradizionali attività agro-pastorali; l’alterazione degli equilibri idrici; l’inquinamento; l’invasione di specie vegetali e animali aliene; l’urbanizzazione; lo sviluppo di infrastrutture.

Per quanto concerne invece i fattori di rischio per gli habitat marini, troviamo: inquinamento; arricchimento di nutrienti; pesca intensiva; edilizia selvaggia sulle coste. La riduzione degli habitat terrestri e marini non va sottovalutato. Essi ospitano molte piante e animali, nonché svolgono importanti funzioni per l’eco-sistema. Si pensi alla protezione del suolo, al trattenimento del carbonio, al freno al riscaldamento globale.

Per quanto riguarda specificamente gli habitat terrestri nel nostro Paese, a preoccupare è soprattutto la perdita di prateria dovuta all’abbandono della montagna che ha caratterizzato l’ultimo decennio. Eppure, se si pensa ai soli Appennini, ci sono habitat fortemente legati a queste attività. Pertanto l’assenza sempre più graduale di animali al pascolo può compromettere la vita stessa delle praterie secondarie. Sorte proprio in conseguenza del taglio del bosco perpetrato dall’uomo per decenni al fine di ricavare spazi per l’allevamento e il pascolo del bestiame. A loro volta, queste ospitano molte specie, tra le quali alcune rare o protette.

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Invece, per quanto riguarda gli habitat marini, il problema come dicevamo è causato dall’abusivismo edilizio perpetuatosi dalle coste fin dagli anni Sessanta. Quando cioè  iniziato il turismo di massa. Pertanto, si è vista la proliferazione di strutture turistiche costruite a pochi metri dal mare. Ma anche lo Stato ha incentivato tutto ciò, realizzando strade e ferrovie con scarsa ratio ambientale. Un altro problema è legato agli ambienti umidi sempre più inquinati. Si pensi alle già rare torbiere, vittima della riduzione dei canneti palustri.

Proprio perché questa importante ‘Lista rossa europea degli habitat’ prende in considerazione anche tanti habitat non protetti dalla Direttiva 92/43/CEE ‘Habitat’, i suoi fautori sperano che diano un contributo per raggiungere gli obiettivi della strategia Europa 2020 per la Biodiversità.

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