Hydroaysen: stop alla diga che avrebbe rovinato la Patagonia

di Luca Scialò del 18 luglio 2014

Una buona notizia ci viene dal Cile: Hydroaysen, la diga che avrebbe rovinato la Patagonia non si farà. Il comitato interministeriale cileno ha accolto infatti i ricorsi e le osservazioni degli ambientalisti e di molti residenti della regione di Aysen, bocciando così il mega progetto di cinque grandi dighe nella Patagonia cilena.

In questa vicenda, l’Italia gioca un ruolo da protagonista. La nostra Enel, infatti, in condivisione con il socio locale Colbùn (51% la prima e 49% la seconda) possiede l’acqua dei fiumi privatizzati da Pinochet che li aveva praticamente regalati alla spagnola Endesa, la quale a sua volta li ha ceduti alla società italiana. Endesa e Colbùn sono i principali produttori di energia in Cile e nel progetto delle 5 dighe hanno già speso 300 milioni di dollari e avrebbero investito tra i 5 e i 10 miliardi. Compresa la realizzazione di un elettrodotto di 2.000 chilometri.

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Il Governo afferma di aver rifiutato il progetto per tre punti deboli che presenta: le incognite sulle modifiche al bacino del fiume Baker, le incertezze sulla ricollocazione dei 120 abitanti che sarebbero stati costretti al trasferimento e la protezione della fauna. Ma la bocciatura, più che di matrice ecologista, è di natura politica.

Il Primo Ministro Michelle Bachelet, eletta da poco, infatti aveva già espresso i suoi dubbi e la sua contrarietà al progetto in campagna elettorale, preoccupata soprattutto per gli eventuali sfratti che esso avrebbe comportato. Ma c’è anche da dire che ad aver giocato un ruolo decisivo è stata la mobilitazione dell’opinione pubblica, visto che le precedenti legislature che si sono susseguite negli ultimi 10 anni, tra cui l’ultima proprio della Bachelet, hanno tutte sostenuto il progetto. Per formare l’attuale governo la Bachelet ha dovuto invece chiedere il sostegno dei comunisti, fortemente contrari alle dighe.

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Come ha reagito l’Enel? A differenza dei cileni di Colbun, che tendono a polemizzare apertamente col governo, gli italiani di Endesa tendono ad una linea più morbida. Forse per non mandare a picco altri progetti già avviati in Cile?

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