I batteri per proteggere il raccolto quando c’è poca acqua

di Erika Facciolla del 23 marzo 2015

Di fronte ai rischi derivanti dai cambiamenti climatici e dalla siccità, colture e raccolti potrebbero essere gravemente minacciati, e con essi, la sicurezza alimentare dell’intero Pianeta. Per scongiurare il pericolo, i ricercatori della Cornell University e del Rothamsted  Research, in Inghilterra, hanno creato in laboratorio dei batteri in grado di proteggere le colture dall’eventuale assenza di acqua o nutrienti necessari allo sviluppo delle piante.

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Le ricerche degli esperti si sono concentrate in particolare sul rubisco, l’enzima che durante la prima fase della fotosintesi (fase oscura) è responsabile della organicazione della CO2. In molti casi, però, il rubisco può reagire con l’ossigeno producendo una molecola inutilizzabile che la pianta è costretta a ‘trasformare’ con ulteriore dispendio di energia, sia in termini di acqua che di nutrienti, e con inevitabili ricadute sulle rese dei raccolti.

Un problema ancora più grave in caso di siccità o di condizioni climatiche estreme che gli scienziati hanno tentato di aggirare selezionando e aggiungendo alle cellule vegetali i geni dei batteri che si sono dimostrati in grado di ‘aggirare’ l’ostacolo durante le sperimentazioni condotte in laboratorio.

In alcuni casi, l’aggiunta batterica è stata ben tollerata dalle piante e la tecnica si è dimostrata efficace per diminuire la quantità di nutrienti necessari alle colture (in primis l’azoto) e aumentarne la resa.

irrigazione campi

I batteri per proteggere il raccolto

Anche se lo studio è ancora in piena fase sperimentale e il metodo sviluppato dagli scienziati è ancora lontano dal diventare realmente applicabile su larga scala, l’utilizzo dei geni dei batteri innestati nelle cellule delle piante è una delle strade ritenute più praticabili dagli esperti e potrebbe rappresentare l’unica soluzione per garantire alle generazioni future le risorse alimentari necessarie alla sopravvivenza.

Immagine via shutterstock.

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