Iceberg: alcuni pensano allo scioglimento, altri li vogliono sfruttare

di Alessia del 12 febbraio 2014

Gli iceberg, queste imponenti masse di ghiaccio galleggiante, rappresentano un decimo della superficie del pianeta e interessano 35 Paesi nel mondo.

Mentre gli scienziati sono preoccupati per il surriscaldamento globale e lo scioglimento dei ghiacciai, dall’altra parte della barricata ci sono imprenditori che li hanno adocchiati per farne una macchina da soldi.

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Del resto l’acqua sta diventando un bene in via d’esaurimento, tanto che si stima che entro il 2040 la domanda di acqua sarà superiore del 40% alla reale disponibilità.

Nel 1973 due scienziati della RAND Corporation avevano firmato un documento in cui si dichiarava possibile utilizzare l’acqua dolce degli iceberg. Ecco allora diverse persone che hanno provato a sfruttarla commercialmente con delle idee decisamente bizzarre.

Pensate che nello stesso periodo il principe saudita Mohammed al-Faisal, insieme  all’ingegnere francese Georges Mouginaveva pensato di trascinare un iceberg in Medio Oriente, impresa naturalmente destinata al fallimento immediato.

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Lo stesso Mougin nel 2009 ha intrapreso una serie di studi per simulare le operazioni di traino in 3D, ritenendo di  poter aiutare concretamente le popolazioni che vivono in contesti in cui l’acqua scarseggia. Finora però si tratta solo di filmati virtuali, mai applicati nella realtà.

In realtà esiste già un’impresa che sfrutta l’acqua degli iceberg per distillare la vodka, la Canadian Iceberg Vodka Corporation. Quest’ultima nel 2008 ha avviato una collaborazione con l’uomo d’affari Guus Backelandt per sviluppare un nuovo brand: l’Iceberg Water, acqua in bottiglia venduta alla modica cifra di 21 dollari.

Ogni anno vengono vendute 50.000 bottiglie in molti Paesi europei come Spagna, Olanda, Belgio e Francia; presto il prodotto verrà esportato anche negli Emirati Arabi e negli Stati Uniti.

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Mettiamoci poi che l’operazione di estrazione dell’acqua è tutt’altro che semplice e vede coinvolti numerosi mezzi imponenti quali gru, reti e grandi barche. Il ghiaccio deve prima essere ridotto in pezzi più piccoli per poter essere trasportato, poi viene issato con le gru su barche capaci di gestire enormi quantità di peso. All’incirca ogni anno sono raccolti un migliaio di tonnellate di ghiaccio.

Tutto questo per regalare a qualcuno l’ebbrezza di sorseggiare acqua dell’Antartide! Non sarebbe forse più auspicabile se i vari enti privati investissero tempo, denaro e creatività per contrastare lo scioglimento dei ghiacci, invece che cercare solo di trarne profitto?

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