Il Governo Monti e l’ambiente, finora non c’è stata neppure la sufficienza!

di Luca Scialò del 19 novembre 2012

Un anno di Governo Monti ed è inevitabile fare dei bilanci. Bilanci più che parziali, visto che in carica, salvo nuovo fallimento della politica, ci starà per altri 6 mesi. Noi ovviamente ci occuperemo dell’ambiente, settore nel quale finora non ha raggiunto la sufficienza!

Quando si insediò fece un certo effetto sentire ben 2 membri del nuovo esecutivo – Corrado Passera e Corrado Clini – pronunciare la parola “sostenibilità” nelle loro prime dichiarazioni programmatiche. Ottimismo rafforzato dal fatto che nel drastico taglio del numero dei dicasteri, tra quelli salvati c’era proprio quello dell’Ambiente.

Trattasi però delle solite parole e gesti di facciata, almeno stando a quanto pensano gli ambientalisti e gli addetti ai lavori e anche noi di tuttogreen.it. Il sentimento prevalente è quello di delusione e il fatto che in ambito di tutela dell’ambiente sia stato ‘meno peggio’ di Berlusconi (che voleva il ritorno al nucleare) è un ‘vantaggio’ che si va sempre più assotigliando.

Negativo il WWF, secondo il quale dal 2008 ad oggi c’è stato un notevole taglio dei fondi destinati al Ministero dell’Ambiente e delle politiche ambientali, passando da 1,6 miliardi agli attuali 450 milioni. E con Monti il trend è continuato, così che l’ambiente continua a restare in un ruolo di marginalità.

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Sono invece aumentati gli stanziamenti per le infrastrutture strategiche, anche a causa dei rincari a cui sono state assogettate tutte le opere, fino al record del +800% toccato dal valico dei Giovi.

Molto simile la bocciatura che arriva da Greenpeace. Il precedente governo Berlusconi non era certo amico dell’ambiente, con mozioni contro il clima e lo sviluppo del solare, almeno Monti ci ha riportato in un ambito di ‘civiltà europea’, con un ministro dell’Ambiente che cerca di fare la sua parte.

Tuttavia il settore delle fonti rinnovabili non è stato di certo incentivato (seppure dichiarato come ‘strategico’) mentre la nuova politica energetica nazionale ha autorizzato le trivellazioni nel mare, mantenuto la produzione a carbone e pasticciato sulle rinnovabili.

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Perfino l’industria, meno interessata all’ambiente per ovvi motivi, boccia lo scarso pollice verde dell’esecutivo Monti.

L’Associazione italiana di Produttori di Energia da Fonte Rinnovabile – che riunisce le aziende del settore – dichiara sollievo per aver posto fine ad una situazione difficile e senza timone ma esprime delusione per le azioni finora intraprese. L incertezza normativa che caratterizzava il settore energetico durante il precedente governo è stata superata ma le semplificazioni normative necessarie per adeguarsi agli standard europei del settore non ci sono state.

Anzi, sono arrivate nuove barriere (registri, aste, plafond, sbilanciamenti) che contraddicono gli obiettivi di crescita definiti nella strategia energetica nazionale appena varata.

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Impietoso anche il mondo della ricerca italiano: sono ancora in alto mare i decreti sugli incentivi alle fonti termiche, lontani gli obiettivi europei del 2020, il nuovo piano per la Strategia Energetica Nazionale è poco incisivo e si è lavorato poco sulla liberalizzazione del mercato energetico.

Anche per noi di tuttogreen.it questo Governo di tecnici ha sostanzialmente cercato di mettere ordine al caos in cui versava la normativa in ambito ambientale ed energetico, senza avere il coraggio di imboccare la strada del rigore come ha fatto per l’economia. Soprattutto nel settore dell’energia, in cui sono in gioco tanti interessi dall’industria nazionale alle multinazionali del petrolio. L’esecutivo non ha compreso l’importanza di politiche ambientali e climatiche serie e ad ampio respiro, dimenticandosi che il settore dell’agricoltura biologica e della mobilità sostenibile possono essere il motore per un rilancio anche dell’economia.

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Insomma, il bilancio annuale è negativo. Auguriamoci che le prossime elezioni politiche portino al Governo una coalizione sensibile alle tematiche ambientali. In fondo, siamo noi a decidere chi ci deve governare. Dunque scegliamo i nostri candidati anche in base alle loro argomentazioni su temi ecologici.

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