Il lago che trasforma in statue gli animali…

di Diana Marchiori del 14 gennaio 2014

Oggi andremo alla scoperta di un fenomeno naturale davvero sorprendente, un lago che trasforma le creature che si immergono nelle sua acque in vere e proprie statue. Magia nera? No, soltanto un fenomeno naturale, magistralmente raccontato attraverso gli scatti di un fotografo statunitense, Nick Brandt, che, insieme all’amico Ethan Kinsey, nel corso di un viaggio in Africa orientale, ha visitato alcuni dei laghi più alcalini del pianeta.

Fra questi, il Lago Natron  in Tanzania è un esempio significativo: ha infatti un livello medio di pH tra 9 e 11 , mentre i valori di pH dell’acqua del mare si aggirano generalmente fra 7 e 9. Il Natron può raggiungere  una temperatura di 60° C .

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Il suo nome deriva dal “natron”, un composto naturale costituito principalmente da carbonato di sodio, generato dalla cenere vulcanica proveniente dalla Grande Rift Valley (detta anche Grande Fossa Tettonica, è una formazione geografica e geologica vasta circa seimila km).

A causa della presenza del natron gli animali che si immergono nelle acque lacustri vengono calcificati. Per i fenicotteri le isole saline che si creano nel lago rappresentano un ambiente per nidificare, ma in realtà il lago è un luogo di estremo pericolo, sfortunatamente non avvertito da tutti gli animali, i cui corpi si trasformano in vere e proprie statue calcificate. Purtroppo gli uccelli vengono attratti e ingannati dalla superficie riflettente del lago, che li confonde.

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Un esempio di calcificazione

Un esempio di calcificazione – foto di Nick Brandt

Solo specie abituate a sopravvivere in condizioni estreme vi possono abitare, come l’ Alcolapia alcalica, pesce in via d’estinzione della famiglia Cichlidae. Ethan Kinsey ha perlustrato le rive lacustri, raccogliendo una grande varietà di uccelli mummificati dai sali presenti nell’acqua tra cui: fenicotteri, bucerotidi (uccelli di grandi dimensioni dal grosso becco sormontato da un’appendice a forma di corno), storni , tortore, gruccioni,  coliformi (volatili africani molto piccoli dal becco corto) e quelea (uccelli simili al passero della famiglia degli uccelli tessitori). Piccoli invertebrati insieme a pesci e pipistrelli rimasti bloccati al momento della loro morte, come sotto incantesimo, hanno suscitato un fascino gotico e sinistro.

Brandt ha raccontato al “New Scientist”  come sia stato colto da un’inquietante attrazione artistica alla vista di questi animali, decidendo di fotografarli esattamente come li aveva trovati sulle sponde del lago e poi di disporli come delle statue in pose, che ne mimassero la vita. Animali diventati pietra e disposti come se fossero ancora vivi, una specie di Pompei del mondo animale che lascia senza parole. Una panoramica di foto raffiguranti gli animali africani, fotografati da Brandt, è stata pubblicata sotto il titolo “Across the ravaged land” (Attraverso la terra devastata) dall’editore Abrams Books.

[Photo by: Nick Brandt]

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