Il libero scambio delle sementi è reato?

di Erika Facciolla del 15 aprile 2014

Cos’è la biodiversità e come si può preservarla con gesti semplici ma concreti? Cosa possiamo fare per evitare che alcune varietà di vegetali dimenticati o minacciati dalle colture intensive si perdano per sempre? Lo sapete che il libero scambio delle sementi è reato?

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La risposta a queste e altre domande sul medesimo tema potrebbe essere la stessa: diventare ‘seed saver, vale a dire ‘conservatori di semi’. La conservazione dei semi (cioè seed saving), infatti, è un movimento nato negli anni Settanta divenuto col tempo una vera e propria attività a se stanta, separata dal giardinaggio e dall’agricoltura, e che ha come obiettivo principale quello di tutelare la continuità di fiori, piante e ortaggi rari attraverso l’autoproduzione delle sementi e la loro conservazione.

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È per questo motivo che i praticanti del seed saving, spinti dalla passione per il giardinaggio o dall’amore per l’ambiente, sono considerati a tutti gli effetti dei ‘custodi’ di vecchie varietà locali e agrobiodiversità autoctone e non, che possono agire spontaneamente, in privato, o riunirsi in una delle tante associazioni e organizzazioni non governative nate per favorire lo scambio di semi e diffusesi a livello globale grazie al web.

Il processo di erosione genetica che i seed saver cercano di contrastare è quasi sempre innescato dalle esigenze del mercato, che tendono a concentrarsi su poche varietà di cultivar, e dalle politiche sempre più stringenti adottate da istituzioni ed enti per regolamentare il mercato delle sementi. Per evitare la scomparsa delle varietà più rare e vulnerabili, il movimento dei seed saver si impegna nella riproduzione dei semi ottenuti da anziani agricoltori, banche genetiche o ditte specializzate, per poi diffonderli attraverso delle apposite reti di distribuzione a chiunque desideri coltivarli.

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L’organizzazione internazionale più attiva in tal senso è l’americana Seed Saver Exchange, associazione no-profit nata nel 1975 che oggi annovera migliaia di membri in tutto il mondo. Movimenti simili sono nati anche in Europa, in particolare in Gran Bretagna con la Garden Organic, Austria (Arche Noha) e Francia dove dal 1999 una piccola ditta sementiera locale, la Kokopelli, distribuisce gratuitamente semi di ortaggi e piante aromatiche bio alla sua rete di sostenitori.

LI CONOSCI? 

Per fortuna, negli ultimi anni il seed saving ha contagiato anche il nostro paese e grazie a Internet sono tante le associazioni nate spontaneamente e ispirate dagli stessi principi di biodiversità e salvaguardia ambientale. Un esempio è l’associazione Civiltà Contadina che si occupa di salvaguardia rurale promuovendo attività e iniziative e gruppi locali in quasi tutte le regioni italiane. C’è poi il gruppo ‘Coltivare Condividendo’, la banca dei semi dell’associazione ‘Semi e piante’ la rete ‘Semirurali.net’.

Dal punto di vista politico ed economico il dibattito sulla libera riproduzione delle sementi è molto controverso e negli ultimi anni si è riacceso per via dell’ingerenza che alcune multinazionali del settore riescono ad esercitare sulle istituzioni coinvolte. Emblematico il caso Monsanto e ancora più lampante la sentenza del 12 luglio 1998 con la quale la Comunità Europea ha di fatto riservato la commercializzazione alle sole industrie sementiere: va precisato che l’attuale quadro giuridico comunitario si applica alla produzione di sementi per la commercializzazione, per le quali è prevista l’iscrizione al catalogo varietale, non a quelle “da conservazione” o per scopo hobbystico (quindi, nulla vieta, oggi, ai contadini di scambiarsi liberamente le sementi, viceversa se il contadino vuole vendere le sue sementi) e che le normative nazionali nei Paesi UE presentano alcune differenze da Paese a Paese a seconda del diverso peso che hanno le lobby dell’industria sementiera.

Urge però, prima che sia troppo tardi, una legislazione chiara e univoca per tutelare l’autoproduzione e lo scambio non commerciale, nonché tutelare attivamente le specificità locali e la biodiversità agricola. Insomma, evitare una standardizzazione estrema del mercato delle sementi e tutelare ciò che l’uomo ha praticato liberamente per millenni!

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