Si chiude un ciclo! Il peschereccio va ad olio da frittura….

di Claudio Riccardi del 20 giugno 2013

Il pesce viene raccolto con le reti, finisce cucinato sulle nostre tavole,  ma – novità –  a questo punto può di nuovo tornare utile in mare. Già, perchè dall’olio esausto proveniente dagli scarti di condimenti e fritture si può ricavare del carburante biologico adatto per alimentare le  imbarcazioni.

L’iniziativa arriva dalla Regione Friuli Venezia Giulia, che a seguito di alcune sperimentazioni condotte nel porto di Trieste ha dato l’ok ai pescatori che vogliano produrre biodiesel da queste fonti di recupero, prelevando gli olii usati da sagre, ristoranti, ittiturismi, trattorie e friggitorie presenti sul territorio.

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Una soluzione pratica ed efficace contro il caro-gasolio: negli ultimi anni il infatti costo del gasolio per la pesca è passato da 0,39 euro/litro del 2009 a 0,80 del 2013.

A confronto, servono 10 mila euro per mettere in funzione un impianto per il trattamento chimico dell’olio usato, ma una volta realizzato l’investimento la strada è in discesa, con il costo del filtraggio e il procedimento chimico per la trasformazione in biodiesel che non supera i 12 centesimi di euro al litro. Tirando le somme, si calcola un risparmio per i pescatori giuliani attorno ai 300.000 euro l’anno.

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Il carburante alternativo funziona, nelle prove eseguite i motori non hanno avuto problemi, anzi  le emissioni di gas risultano ridotte.  Unica controindicazione, o se vogliamo meglio dire tratto caratteristico, è il leggero odore di patatine che fuoriesce dagli scarichi. Facilmente sopportabile, e foriero di appetito.

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