Il riso italiano in pericolo se quello asiatico costa meno…

di Marco Grilli del 15 ottobre 2014

Le importazioni selvagge dalla Cambogia stanno mettendo il riso italiano in pericolo.

Sono 216mila gli ettari dedicati a tale coltura, concentrati soprattutto nel “triangolo” Vercelli-Novara-Pavia, e rendono l’Italia il principale produttore europeo, con 1.300.000 t, dando lavoro a 10.000 famiglie tra imprenditori e dipendenti.

Oggi però questa produzione di qualità patisce la forte concorrenza dei Paesi meno avanzati, su tutti la Cambogia, che esportano enormi quantità di riso a basso prezzo sul mercato europeo, avvantaggiandosi dell’esenzione dal dazio concessa dall’UE per motivi umanitari.

Nel primo trimestre del 2014 le importazioni in Italia di riso cambogiano sono aumentate del 360%. L’import a tasso zero è decuplicato negli ultimi cinque anni tanto che nel solo periodo da settembre 2013 a giugno 2014 son giunte 236 mila tonnellate di riso, di cui 204 dalla Cambogia.

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Una situazione che sta mettendo in ginocchio la produzione risicola italiana, creando allarmi anche dal punto di visto della salute e sicurezza. Nel primo semestre del 2014, infatti, il sistema di allerta rapido europeo ha effettuato quasi una notifica a settimana per riso e prodotti derivati di origine asiatica, a causa dell’assenza di certificazioni sanitarie e del ritrovamento di pesticidi non autorizzati. che i Paesi asiatici utilizzano in grandi quantità, e molti di questi fitosanitari in Europa son stati banditi ormai da decenni.

Secondo Confagricoltura, se si continua a permettere alla Cambogia l’esportazione di riso in Europa a dazio zero, la risicoltura italiana e quella comunitaria saranno presto costrette a chiudere i battenti. Se infatti sul mercato mondiale il riso lungo (varietà indica) cambogiano è meno competitivo di quello thailandese o vietnamita, che offrono prezzi più bassi a pari qualità, ora questo prodotto sbaraglia la concorrenza, potendo usufruire dell’esenzione dal dazio.

risaie pavesi

Il riso italiano in pericolo se quello asiatico costa meno…

I prezzi di mercato delle varietà italiane di riso lungo B (indica) sono scesi dai 26 euro/quintale del febbraio 2014 agli attuali 22; un livello insufficiente perfino a coprire i costi di produzione. A fronte dell’aumento dell’import del riso asiatico (sono arrivate 190.035 tonnellate nel 2012-2013, in confronto alle 179.941 del 2008-2009), nel 2013 le aziende risicole italiane produttrici di questa varietà hanno registrato una perdita di ben 30 milioni di euro, essendo diminuite anche le esportazioni all’estero del 13,6%. Export che è crollato proprio in quei Paesi (Francia Polonia, Paesi Bassi) una volta nostri clienti privilegiati ed oggi tra i migliori acquirenti del riso cambogiano.

risaie lombarde

Il riso prodotto in Italia è più caro di quello asiatico e per questo è minacciato

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La concessione di un aiuto per il riso, previsto dalla nuova Politica agricola comunitaria, avrebbe potuto controbilanciare almeno in parte il vantaggio competitivo del dazio zero ma la richiesta non è stata accolta, perché avrebbe necessitato di coinvolgere tutte le risorse consentite dalla Politica agricola europea, così che molte organizzazioni agricole e amministrazioni regionali- nel timore di perdere ulteriori sussidi europei –  si sono opposte.

Lo scorso luglio, organizzazioni agricole, risicoltori e mondine hanno scioperato e son scesi in corteo nelle piazze di numerose città italiane, esprimendo il loro malcontento e invocando il ripristino, per almeno 12 mesi, del dazio ordinario di 175 euro a tonnellata di riso importato dalla Cambogia.

risaie vercellesi

Il riso italiano in pericolo per le importazioni dall’Est

Dopo una settimana di mobilitazioni e il blocco delle Borse merci delle principali province risicole italiane, il Governo italiano ha chiesto alla Commissione europea di applicare alle importazioni di riso asiatiche la clausola di salvaguardia – prevista dal regolamento Ue n.978/2012 – per abolire il trattamento preferenziale per cause umanitarie. Tale strumento può esser invocato da uno Stato membro, quando un prodotto originario di un Paese in via di sviluppo viene importato in quantità od a prezzi tali da causare difficoltà ai produttori dell’Ue, come nel caso del riso asiatico.

La speranza di tutte le organizzazioni agricole è quella che altri Paesi europei importanti produttori di riso, quali la Spagna e la Grecia, seguano l’esempio dell’Italia e si battano per ottenere tale concessione, considerata la più utile a ridar respiro ad un settore in sofferenza per cause esterne.

risaie italiane

Le risaie italiane si concentrano soprattutto nel triangolo Vercelli-Novara-Pavia

Secondo Coldiretti, la produzione risicola italiana è «una realtà da primato per qualità, tipicità e sostenibilità, che va difesa imponendo l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza, la pubblicità dei nomi delle industrie che utilizzano grano straniero, l’applicazione della clausola di salvaguardia nei confronti delle importazioni incontrollate, ma anche l’istituzione di un’unica borsa merci e la rivisitazione dell’attività di promozione dell’Ente nazionale risi».

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I funzionari europei hanno già sollevato dubbi sulla sostenibilità giuridica delle richieste italiane. La Commissione UE, intanto, ha presentato un aggiornamento della situazione del mercato del riso, evidenziando l’aumento complessivo del 16,5% della richiesta di certificati di importazione per la campagna 2013-2014, rispetto a quella dell’annata precedente. Negli stessi ambienti circola però anche la tesi che le importazioni dai Pma abbiano sostituito quelle provenienti da altri Paesi, svolgendo una sorta di funzione di compensazione.

In attesa dei provvedimenti, il riso italiano in pericolo rischia di divenir sempre più “amaro”, come quello del celebre film del 1949.

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