In Brasile cresce la protesta degli Indios per difendere le proprie terre

di Luca Scialò del 18 giugno 2013

Amazzonia ancora sotto attacco per la costruzione di dighe idroelettriche edespopriazione dei terreni agricoli, a discapito della biodiversità di un’area tra le più incredibili del Mondo. Ma oggi gli Indios reagiscono e fanno la voce grosa!

Qualche settimana fa la città di Mato Grosso do Sul – al centro della zona più esposta a questi processi distruttivi – è stata invasa per la seconda volta gli Indios per protesta nei confronti dell’omicidio di un loro compagno da parte delle forze dell’ordine. Gli Indios avevano manifestato contro la decisione del Governo di dare in concessione parte delle loro terre ad una potente lobby agricola del Brasile.

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Le proteste infiammano tutto il Brasile amazzonico e non solo la regione di Mato Grosso do Sul, anche altri stati come Curitiba,Paranà, e Porto Alegre, nel Rio Grande do Sul. Sono stati occupati anche alcuni latifondi.

A Curitiba, la capitale dello stato del Paranà, gli indigeni hanno invaso gli uffici del Partito dei Lavoratori, decidendo di abbandonarlo solo dopo molte ore, quando gli era stato promesso un incontro con un esponente del partito del capo del Governo brasiliano.

Nella settimana precedente, gli indigeni hanno paralizzato i lavori di uno dei tre cantieri di Belo Monte, destinato a diventare la terza più grande diga del mondo in grado di produrre 11.233 MegaWatt di energia elettrica, pari a circa il 10% della capacità di generare corrente in Brasile. Lì scorre il potente fiume Xingu.

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Il Governo, sebbene si professi progressista, si sta rivelando ugualmente molto disposto a concedere licenze per la realizzazione di opere che finiranno per distruggere ulteriormente un’Amazzonia già in affanno da anni. Il partito dei lavoratori si è impegnato a incontrare gli Indios nei prossimi giorni.

Basterà per calmare la loro giusta rabbia?

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