In Campania c’è la ‘terra dei fuochi’, scopriamo cos’è

di Luca Scialò del 24 giugno 2013

Quando parliamo di tutela ambientale – e anche della salute dei cittadini – a volte non ci rendiamo conto di come in Italia vi siano dei luoghi che giacciono nel più completo abbandono, lasciati al degrado di cui sono vittima. Un caso eclatante di tale incuria è nel territorio tra Napoli e Caserta, dove si sta consumando nel più assordante dei silenzi, una catastrofe ambientale senza pari, per lo smaltimento criminale dei rifiuti per mezzo del fuoco.

Sono composti da ogni tipo di materiale, anche il più inquinante, come il pellame o le gomme per auto. Alle montagne di spazzatura vanno poi ad aggiungersi le scorie legate alle lavorazioni industriali e il materiale tossico proveniente da bonifiche, anche dal Nord Italia, nonché i residui di amianto. Quest’ultimo, peraltro, non viene neppure sotterrato ma lasciato a cielo aperto.

Questa attività sta uccidendo anche chi abita in zona, tanto che in meno di vent’anni l’incidenza tumorale nell’area è ben oltre la media italiana. L’indice di mortalità per tumore al fegato sfiora il 38,4% per gli uomini e il 20,8% per le donne, laddove la media nazionale è del 14%. La mortalità è più alta che nel resto d’Italia anche per il cancro alla vescica e al sistema nervoso.

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Questo territorio è stato ribattezzato “La Terra dei fuochi” da Roberto Saviano nel libro Gomorra, che gli dedica l’ultimo capitolo. E da qualche anno è al centro anche di un sito, che racconta la drammatica situazione.

Sul sito La Terra dei fuochi, grazie alle segnalazioni dei cittadini, è stata elaborata una mappa interattiva con tanto di icone, per censire le discariche abusive, i roghi tossici ed i siti di incenerimento, sito che noi vi consigliamo di guardare e diffondere il più possibile.

C’è persino una “città della Munnezza”, ossia Giugliano, dove da anni giacciono 6 milioni di balle di immondizia, per il cui controllo occorrono 4.200 euro al giorno.

Intere campagne e le loro coltivazioni sono ormai compromesse dalla presenza di residui chimici come cromo esavalente, Pcb, polifenoli, fanghi industriali. E i prodotti della terra oggi avvelenano i figli e i nipoti di quei contadini che 20 anni fa la camorra, in cambio di denaro, convinse a sotterrare nelle loro proprietà la ‘munnezza‘ che arrivavano dalle aziende chimiche come l’Acna, dagli impianti siderurgici di Porto Marghera, dalle industrie di tante regioni italiane e non solo campane.

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Risultato? L’area di Acerra-Nola-Marigliano – già nel 2005 definita dalla rivista The Lancet Oncology come il ‘triangolo della morte’ – adesso è cresciuta fino a comprendere anche zone limitrofe come Caivano, Orta di Atella, Crispano, Cardito, Afragola, Giugliano, Frattaminore.

E forse non molti sanno che questa ‘fabbrica del cancro‘ è molto più grande dell’Ilva di Taranto. Qui è in atto da anni un vero e proprio ecocidio.

Alcuni ricercatori hanno avviato studi indipendenti per dimostrare l’alta incidenza di alcuni tipi di tumori, in particolare al fegato e al cervello. Molte aziende abusive o che evadono il fisco, spesso terzisti che lavorano anche per grandi nomi, inondano senza nessun controllo il sottosuolo di veleni.

Anche chi se n’è andato ha provato a denuniare lo scempio di cui è vittima questa terra. Come Antonio Giordano, direttore di un istituto per la ricerca oncologica a Filadelfia, che denuncia a gran voce quello che sta avvenendo nella sua terra d’origine, e si ribella al silenzio. Gli stessi medici che vivono e lavorano in queste zone hanno indicato alle ASL una situazione gravissima.

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Nella sola Caivano, annota un medico, “su 1.500 pazienti negli ultimi 5 anni le richieste di codice d’invalidità per patologie oncologiche sono aumentate del 300%, passando da 136 del 2008 a 420 nel 2012″. Ed il numero di aborti spontanei è oggi 1 su 7.

In un’intervista un noto ginecologo afferma di non consigliare più alle sue pazienti che sono incinta di mangiare verdure e latticini, perché teme che possano fare più male che bene. E, sempre a Caivano, la Guardia Forestale in un campo coltivato a ortaggi ha trovato pure il toluene, un solvente industriale non idrosolubile molto inquinante e, ovviamente, cancerogeno.

C’è poi chi propone soluzioni ‘fantasiose’ come convertire i terreni inquinati a canapa, che dovrebbe avere un’efficace azione di disinquinamento del suolo e del sottosuolo.

Resta comunque il fatto che oggi nelle ‘terre dei fuochi’ si continua come prima, a sversare senza controllo ogni tipo di sostanza ma la gente chiede a gran voce una sola cosa, che lo Stato intervenga. Perché oggi nessuno può più dire ‘io non sapevo’.

LO SAPEVI?

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