In Francia cresce il numero di auto abbandonate in città

di Roberta Razzano del 19 gennaio 2015

La piaga delle auto abbandonate c’è sempre stata, ma il loro numero è in aumento, e in Francia vengono lasciate parcheggiate addirittura in centro città.

Alcune persone, quando non hanno più i mezzi o interessi a mantenere la propria vettura finiscono con il lasciare le loro auto abbandonate in qualche campo lontano da occhi indiscreti. Almeno in Italia… In molte parti della Francia si è sviluppata invece una tendenza preoccupante: l’abbandono delle auto in zone periferiche o semi-centrali delle città.

In realtà regole e buonsenso suggerirebbero, dove possibile, di provare a venderla sul mercato dell’usato o, in caso l’auto non sia in buone condizioni, di portarla allo “sfasciacarrozze” più vicino e lasciare che dello smaltimento e del riciclo se ne occupi chi ne ha competenza; sembrerebbe un problema di facile soluzione ma entrambe le opzioni “regolari” possono risultare non attuabili per questioni puramente economiche e succede, a volte, che i proprietari lascino scadere assicurazione e collaudo rendendo il mezzo non vendibile prima del costoso rinnovo, mentre, nel caso di auto da rottamare, c’è comunque da pagare una quota all’auto-demolitore che preveda anche il trasporto (ove il veicolo non possa circolare).

Per ovviare a questo “inutile” o gravoso dispendio economico, la scelta francese punta alle zone residenziali, spesso le più eleganti e migliori delle città, dove non esistano limitazioni di parcheggio e niente strisce blu, il che significa: niente controlli e quindi niente multe.

Così le auto abbandonate diventano ricettacoli di immondizia, occupano spazi utili e creano innumerevoli problemi ai Comuni che le chiamano “voitures ventouses “, automobili ventosa, perché sono come incollate a causa dei costi di rimozione e della difficoltà di ritrovare i proprietari che dovrebbero pagarli.

Le città coinvolte nel problema non solo sono quelle grandi come Parigi, ma anche centri più piccoli, come Lione o Tolosa dove il parcheggio gratuito dell’ospedale era diventato un vero e proprio deposito.

Per arginare il problema è stata chiesta la collaborazione dei cittadini, che possono segnalare le auto in stato di abbandono, queste vengono contrassegnate da un adesivo e, se dopo otto giorni non sono state spostate si passa alla rimozione.

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Ma chi paga? Quando è possibile ritrovare il proprietario le casse comunali si rimpolpano, infatti oltre ad una notevole multa c’è da pagare il sequestro e una quota giornaliera di “parcheggio” .

Cosa succede, invece, quando non è possibile rintracciarne i proprietari? I costi, in questo caso, sono a spese dei comuni e, quindi, dei contribuenti; l’onere è ingente e per cercare di evitare la bancarotta ogni municipalità ha pensato in modo più o meno creativo: in linea di massima si organizzano giornate dedicate solo alla rimozione delle auto abbandonate che dopo essere state portate in deposito vengono valutate e, quelle utilizzabili vengono vendute all’asta, mentre quelle da smaltire vengono vendute a peso agli auto-demolitori.

auto abbandonata

In Francia cresce il numero di auto abbandonate in città

A Parigi, però, si sono costituite delle piccole cooperative di giovani che comperano queste auto, le rimettono in buono stato grazie alle loro competenze e poi le rivendono o le utilizzano per il nolo giornaliero.

Il fenomeno delle auto abbandonate non è certamente limitato alla Francia; la crisi economica che stiamo patendo ormai da diversi anni ha fatto si che in molti altri paesi ci sia lo stesso problema con caratteristiche differenti; in Italia, ad esempio, le multe per l’abbandono auto senza assicurazione possono arrivare a superare i 1.500 euro a cui vanno aggiunti tutti gli altri costi derivanti dal trasporto e dalla sua demolizione.

Questo ha fatto si che, da nord a sud, nella nostra penisola le macchine vengano abbandonate non solo senza targhe o documenti identificativi, ma spesso vengano incendiate per evitare che si possa risalire al proprietario tramite il numero di telaio.

Non c’è che dire, forse anche nel caso della furberia, gli italian sono più avanti dei francesi.

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