In futuro si potrebbero combattere diverse guerre per l’acqua

di Luca Scialò del 31 dicembre 2015

Il film Waterworld, diretto da Kevin Reynolds e interpretato da Kevin Costner, uscito nel 1995, sembra stia anticipando davvero la realtà. Certo, come ogni buon film americano enfatizza una minaccia che si presume prima o poi di dover affrontare.

Ma va dato atto a questa pellicola di aver affrontato per prima, seppur con tutti i limiti del caso, la spinosa questione degli sconvolgimenti climatici e del conseguente scioglimento dei ghiacciai. Uno stravolgimento del Pianeta Terra che avrebbe portato a una guerra di sopravvivenza sui mari.

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Secondo il World Watch Institute infatti “l’alterazione delle precipitazioni potrebbe accrescere le tensioni rispetto all’uso dei corpi idrici condivisi e aumentare la probabilità di conflitti violenti sulle risorse idriche”. Si stima che circa 1,4 miliardi di persone già vivono in aree sotto stress idrico. Un numero che nel 2025 potrebbe arrivare fino a 5 miliardi di persone.

Inoltre, l’istituto di ricerca stima che entro il 2050, ben 250 milioni di persone potrebbero essere fuggite da aree vulnerabili per l’innalzamento del mare livelli, tempeste o inondazioni, o terreni agricoli troppo aridi per coltivare. Il tutto, con conseguente conflitto tra le popolazioni. Tra chi è costretto a spostarsi e chi si sente invaso da essi.

La guerra alle risorse idriche è già in atto in diverse zone. Si pensi al fatto che l’acqua che arriva in Siria proviene dalle montagne della Turchia, paese che controlla l’alto corso del Tigri e dell’Eufrate, realizzando 14 dighe sul corso dell’Eufrate e 8 dighe sul corso del Tigri. Pertanto, 19 centrali idroelettriche hanno determinato una riduzione portata dell’Eufrate in Siria del 40% e la riduzione portata dell’Eufrate in Iraq del 90%.

O si pensi al contendere di quattro Paesi – Cina, Nepal, India e Bangladesh – dei fiumi che provengono dall’Himalaya. In Asia centrale, Tagikistan e Turkmenistan stanno costruendo enormi infrastrutture sui corsi d’acqua che minacciano i Paesi a valle, come l’Uzbekistan.

Watershortage Watersupply

In futuro si potrebbero combattere diverse guerre per l’acqua – Crediti foto Rashida Jmeri

Sul Nilo, l’Etiopia sta innalzando la Grande Diga della Rinascita, che potrebbe cambiare il destino economico del Paese ma anche la portata del fiume in Egitto.

Ancora, fiumi del Sud-est asiatico originano tutti in Cina, Paese che potrebbe farne quello che vuole mettendo a rischio 1,5 miliardi di persone che vivono negli Stati limitrofi.

I grandi fiumi contesi da più Stati sono dunque Nilo, Tigri, Eufrate, Mekong, Giordania, Indo, Brahmaputra e Amu Darya. Tutti siti tra Nord Africa, il Medio Oriente e il sud est asiatico. Da loro dipendono non solo la fisiologica necessità di bere delle persone, ma anche la produzione di cibo e di energia elettrica.

Se alla crescente siccità, si abbineranno anche altri fenomeni quali l’inquinamento delle acque potabili e la realizzazione di infrastrutture che riducono la portata dei fiumi, allora nel Mondo scoppieranno presto molti conflitti. E Waterworld si dimostrerà tristemente predittivo.

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