In Italia oltre un milione di bambini vive in zone ad alto inquinamento

di Marco Grilli del 17 dicembre 2013

Dal congresso dell’Associazione italiana di epidemiologia arrivano dati scioccanti: 1 milione di bambini vive nei SIN (siti d’interesse nazionale), ossia in aree altamente inquinate che comportano gravi rischi per la salute.

Questi luoghi malsani, che coprono il 3% del territorio nazionale, sono caratterizzati dalla presenza di stabilimenti industriali, petrolchimici, acciaierie e discariche, che anche se non più produttivi o ridotti ad attività residuali, lasciano sul territorio delle scorie, che hanno un impatto devastante per la salute degli abitanti, e soprattutto dei più piccoli.

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Gli epidemiologi hanno tratto i dati dal progetto ‘Sentieri’, lo studio condotto dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche su commissione governativa, volto a verificare lo stato di salute dei residenti in 44 dei 57 SIN. Che potremmo paragonare a ‘gironi infernali’, se valutiamo le sconcertanti conclusioni della ricerca.

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Dal 1995 al 2009 i bambini entro l’anno di età deceduti nei SIN sono stati ben 3.328, addirittura 128 in più del previsto. Nello stesso periodo, i casi di feti abortiti o bambini morti prima della nascita raggiungono la cifra di 1.903, superiore di 91 unità a quella preventivata. Tutto questo senza prender in considerazione i tumori infantili, poiché secondo gli epidemiologi è lecito analizzare tutte le cause di mortalità e non limitarsi ai dati oncologici.

Tra le aree più a rischio, spiccano i nomi delle città di Mantova, patria del petrolchimico, con 13 casi in più di neonati morti rispetto a quelli attesi, e di Taranto, nota per l’Ilva (di cui abbiamo già scritto: Ilva, fabbrica di lavoro o di disastri ambientali), che detiene il triste record italiano di neonati morti entro l’anno di età, ben 31. Merita una citazione negativa anche il SIN di Massa Carrara, terra industriale con gli impianti della Syndial (Eni), della Solvay (di cui abbiamo parlato nell’articolo: Solvay, l’ILVA toscana di cui nessuno parla) l’ex Farmoplant e l’ex Ferroleghe, che registra 12 neonati morti in più rispetto al resto della penisola, nonché 15 fra i bambini entro i 14 anni.

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Nonostante i dati ufficiali parlino di 426 milioni di euro spesi in bonifiche dal 2008 al 2011, la  loro efficacia pare ben poca cosa se messa in relazione ai risultati dello studio, che descrivono una dura realtà, da affrontare con la massima urgenza per evitare guai ancora peggiori. D’altronde, come si rileva dalle numerose interpellanze parlamentari, più di un dubbio emerge sulla trasparenza della società in house del Ministero dell’Ambiente sorta apposta per le bonifiche, la Sogesid, soprattutto in merito alle somme versate per le consulenze esterne, che paiono spropositate. Intanto, secondo le ultime stime, la spesa sanitaria per smog in Italia è salita alla considerevole cifra di 15,5 miliardi l’anno.

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Se spostiamo lo sguardo al contesto europeo, il quadro resta molto preoccupante. Secondo una ricerca condotta in 12 paesi europei, pubblicata sulla rivista “The Lancet Respiratory Medicine”, una donna in gravidanza che vive in una zona altamente inquinata ha una probabilità molto più ampia di dar alla luce un bambino sottopeso, o con una circonferenza del cranio inferiore alla norma.

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Aggrava la situazione un altro autorevole studio, ospitato sulle colonne dell “European Respiratory Journal”, secondo il quale l’inquinamento atmosferico sarebbe pericoloso per la salute dei bambini tanto quanto il fumo passivo.

La salute delle nuove generazioni è appesa ai nostri provvedimenti in materia di bonifica ambientale e lotta all’inquinamento. Pensiamoci.

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