In Nord Europa: rifiuti cercasi per inceneritore ma non italiani

di Luca Scialò del 12 luglio 2013

I Paesi scandinavi hanno ideato da anni impianti per il riscaldamento che funzionano con i rifiuti. E lo fanno così bene ada aver bisogno di quelli prodotti da altre nazioni. La fonte preferita è l’Inghilterra da cui vengono spedite via nave circa 1.000 tonnellate di immondizia al mese. Il trasporto per mare è comunque economico ma ad incentivarlo arriva anche una legge inglese che impone una alta tassazione sui rifiuti conferiti alla discarica, così che l’alternativa più gettonata è ancora l’esportazione.

Anche l’Italia aveva fiutato l’affare dell’esportazione di immondizia e nel 2010 stava per firmare un accordo con la Norvegia che le avrebbe garantito di sbarazzarsi di ben 200.000 tonnellate l’anno al prezzo di 90 euro a tonnellata. Purtroppo all’ultimo il Governo di Oslo ha preferito rifornirsi dalla Gran Bretagna, ritenuta a torto o a ragione “più pulita e sicura”, come ha spiegato il New York Times in un recente articolo.

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In realtà nei paesi scandinavi la differenziata c’è ed è molto ben organizzata, come era prevedibile. E così allo stabilimento viene indirizzata solo la frazione irriciclabile. Per questo gli impianti di incenerimento sono all’avanguardia nella distruzione selettiva per tipologia di rifiuto.

Invece in Italia, nonostante i grossi progressi compiuti negli ultimi anni, il riciclo dei rifiuti è ancora lontano dalle medie nordeuropee. Secondo i dati Eurostat del 2011, il 49% dei rifiuti nostrani finisce in discarica e il 17% viene incenerito.

Numeri imbarazzanti rispetto a quelli di Norvegia, Svezia e Danimarca, dove finiscono in discarica rispettivamente il 2%, 1% e 3%, contro un 57%, 51% e 54% di spazzatura incenerita. Va un pò meglio per il  nostro Paese per la ‘monnezza’ riciclata: 21% contro il 25% della Norvegia, il 31% della Danimarca ed il 33% della Svezia. Del resto esempi di Comuni virtuosi ce ne sono anche da noi.

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In particolare quest’ultima, sembra essere più disposta a sfruttare i nostri rifiuti e anzi, vuole andare a prenderseli direttamente dall’Italia, oltre che dalla Romani e dalla Bulgaria, che restano le nazioni che occupano le prime posizoni della poco invidiabile classifica di chi più usa la discarica.

L’attività di import funziona già a pieno regime – per un paese di appena 9 milioni di abitanti-  sebbene sia stata varata da appena un anno: sono infatti 800.000 le tonnellate di spazzatura che arrivano da altri Paesi europei, per riscaldare e dare l’elettricità a 250.000 abitazioni, ossia il  il 20% del totale.

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Tornando alla Norvegia però, non tutti sono felici del riciclo dei rifiuti per riscaldarsi. Un gruppo ambientalista lo ha definito un “problema enorme” perchè, davanti alla scarsità d’immondizia la tendenza è quella di produrne di più, invece che cambiare le proprie abitudini e arrivare ad un consumo più consapevole, che poi è quello che riduce veramente l’inquinamento.

Del resto, per qualunque cosa c’è sempre il rovescio della medaglia.

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Cloubu luglio 13, 2013 alle 2:11 pm

Non ho capito perchè avete cancellato il mio commento… gradirei una notifica via email grazie.
Lo inserisco di nuovo:

Buongiorno a tutti, vorrei condividere qualche riflessione sul tema dei rifiuti.

Qualsisi processo di riciclaggio produce degli scarti/residui e in particolare vorrei soffermarmi sulla frazione secca di questi rifiuti, cioè carta, plastica e tessili prevalentemente. Come li trattiamo questi residui?
Alternative: incenerimento o discarica. Il trattamento meccanico biologico non è un’alternativa a queste due, perché il suo scopo è quello di lavorare in sinergia con inceneritori e discariche, per ridurre ulteriormente i rifiuti da smaltire o da mandare in discarica, ma non di eliminarli… Si è vero alcuni impianti trasformano alcune materie plastiche che non si possono riccilare in sabbie sintetiche da utilizzare in edilizia. E’ sicuramente un’opportunità molto interessante, ma, come nei classici processi di riciclaggio, vengono prodotti degli scarti che dovranno essere smaltiti in qualche modo…

Se guardate la famosa “piramide dei rifiuti” l’unione Europea privilegia il recupero energetico (cioè l’incenerimento) rispetto alla discarica che dovrebbe essere usata solo per contenere gli scarti e le scorie prodotte dal termovalorizzatori (che sono inerti) e gli inerti del trattamento meccanico biologico. Per quanto riguarda le ceneri leggere si possono stabilizzare e recenti scoperte come il COSMOS potrebbero dare un valore aggiunto a questi residui pericolosi (cerca su un motore di ricerca COSMOS e ceneri)
N.B. le scorie hanno una densità maggiore del rifiuto raccolto cosi com’è e quindi si risparmierebbe anche in termini di spazio in discarica.

Inoltre ridurre le discariche è importante per evitare il fenomeno delle discariche abusive, un affare che porta molti soldi alla criminalità organizzata.

Relativamente agli altri inquinanti prodotti di certo un termovalorizatore non profuma l’aria, ma a mio avviso il danno percepito è sicuramente molto più grande di quello reale. E’ importante sottolineare che una notevole parte dell’investimento di un inceneritore riguarda proprio il trattamento dei fumi che è tra I migliori e più controllati al mondo). Inoltre la maggior parte delle polveri che una persona respira non provengono da questi impianti ma da altre fonti come il traffico cittadino, le attività domestiche, il fumo di sigaretta e in particolare stando in un luogo chiuso e poco aerato come quello casalingo.

La gestione dei rifiuti è un tema complesso, non ci si può fissare a caso su ideologie come quella dei “rifiuti zero”? E’ possibile questa strategia? Probabilmente si, ma di sicuro non nel breve termine. Ridurre i rifiuti a monte è complesso, occorrono norme specifiche, accordi con le aziende, nuove politiche, ma soprattutto nuove abitudini (paradossalmente costruire un impianto è molto più semplice che far cambiare abitudine alla gente). Sicuramente bisogna privilegiare il riutilizzo dei rifiuti (tipo vetro a rendere ecc..) e soprattutto la riduzione a monte (non so ad esempio dotare i supermercati di distributori di bevante e alimenti che vengono forniti ai consumatori con delle confezioni riutilizzabili che ognuno porta da casa). Tutto questo si può raggiungere in anni, non in settimane. Occorre fare tanti passi per migliorare l’ambiente e la nostra società, ma di sicuro opporsi ai termovalorizzatori così a caso (come nel caso di Parma) non è una strategia vincente a mio parere.

Queste manifestazioni ideologiche e politiche portano solo a una cosa: rallentamento nell’evoluzione di una gestione dei rifiuti sempre più efficiente e un accumulo di rifiuti in discarica, e perchè no in strada con roghi per smaltirli che producono fumi che non vengono trattati…“

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