Nella mattinata del 12 settembre 2011 si è verificato un incidente nel sito di stoccaggio di Marcoule, nel Dipartimento del Gard, Francia del Sud, a poco meno di 250 km da Torino e Genova.
Areva, che gestisce per conto del CEA (Commissariat à l’Energie Atomique) l’impianto, non ha rilasciato molti particolari sul fatto ma si è saputo solo che ci sono stati feriti ed un morto tra gli addetti. Si escludono comunque fughe di materiale radioattivo. Nulla più.
La centrale nucleare di Marcoule è diventata famosa negli anni sessanta perché è stata protagonista delle prime applicazioni militari e civili del plutonio. Nata nel 1956, è oggi in fase di smantellamento perché divenuta obsoleta ma rimane in attività il centro di trattamento termico e stoccaggio delle scorie, dove è avvenuta l’esplosione.
A Marcoule si conducevano gli esperimenti sulle bombe atomiche e anche se oggi l’incidente non sembra molto grave, perché i reattori – tra cui il famoso Phénix che è uno dei primi a neutroni rapidi - non sono più in funzione, resta comunque una discreta attività sul materiale debolmente radioattivo.
Fin qui la fredda cronaca. Come al solito è parzialmente occultata la verità da parte delle autorità competenti.
Tuttavia, a tutti rimane impressa la vicinanza di questo impianto, che sorge sul Rodano, in una bella zona a vocazione turistica ricca di vigneti e antiche città romane, all’Italia e alla Svizzera. E rimane impressa anche la facilità con cui questi impianti si danneggino e accadano incidenti, rendendoli comunque pericolosi anche se sono ormai nella fase finale della loro vita.
La Francia, dopo lo stop della Germania al nucleare, rimane una degli ultimi paesi europei a credere a questa fonte energetica, nonostante nella popolazione transalpina prendano sempre più piede i dubbi sulla sicurezza di questa tecnologia.
Basterà questo incidente a creare una coscienza anti-nuclearista vera e propria in un uno degli ultimi baluardi del nucleare in Europa e nel mondo?











