India: miniera di bauxite minaccia la popolazione dell’Orissa

di Marco Grilli del 22 luglio 2013

Chiudete gli occhi e immaginate di essere un membro delle popolazioni native che da secoli abitano la regione ricca di risorse minerarie dell’Orissa, in India. La vostra esistenza non sarebbe minacciata dalle calamità naturali, ma dal “progresso”, o presunto tale.

Nella zona di Lanjigarth un’imponente raffineria di alluminio, appartenente a un’impresa sussidiaria della compagnia britannica Vedanta Resources, inquina pesantemente l’aria e l’acqua, mettendo a rischio la sopravvivenza di migliaia di nativi. Lo stabilimento, infatti, è stato costruito in un posto inadatto, in prossimità dei villaggi e del fiume che costituisce la principale risorsa d’acqua della comunità indigena.

L’azienda non ha mai rispettato gli standard nazionali e internazionali in materia di impatto ambientale, omettendo anche di informare o consultare le comunità locali sulle proprie attività e sui rischi connessi, come previsto dalla legislazione indiana. Pesanti le conseguenze: i fanghi rossi prodotti dal ciclo di lavorazione inquinano la terra e l’acqua, già fortemente contaminata dalla soda caustica utilizzata dalla Vedanta per l’estrazione della bauxite.

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Una volta ci lavavamo nel fiume ma ora ho paura di portarci i miei figli. Entrambi hanno avuto vesciche e irritazioni cutanee”, ha raccontato una madre ad Amnesty International. Per citare solo una delle tante testimonianze che dimostrano i danni della raffineria per la salute delle popolazioni native. Non una nuova Mumbai, quindi, come era stato promesso dalle autorità locali, ma un vero incubo per i nativi dell’Orissa, che subiscono gli alti costi sociali e ambientali dell’attività di estrazione mineraria, capace di generare enormi profitti ma solo per pochi.

Il dio ‘Denaro’, si sa,  non conosce limiti. La Vedanta ha proposto infatti di ampliare di ben sei volte la raffineria e di aprire una miniera di bauxite su 670 ettari di terreno delle colline di Nyamgiri, quelle sacre alla popolazione dei Dongria Kondh.

Dopo una campagna di protesta appoggiata da varie Ong, questo progetto scellerato è stato bocciato nell’agosto 2010 dal governo  indiano, che ha constato le gravi violazioni alle leggi nazionali sull’ambiente e ai diritti dei Dongria Kondh. Dopo il rigetto del ricorso, la “cocciuta” Vedanta si è appellata pure alla Corte suprema.

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Il 18 aprile 2013 una sentenza storica ha stabilito che la decisione finale sui progetti dell’azienda spetti ai Dongria Kondh, le cui terre godono dello status di protezione speciale ai sensi della Costituzione indiana.

La battaglia per i diritti dei popoli nativi, però, non è ancora finita.  L’Orissa Mining Corporation sta cercando di ribaltare la decisione governativa, mentre le autorità locali attendono a convocare il consiglio dei Dongria Kondh. “Profanare” la loro collina sacra potrebbe essere il delitto più grave.

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