Inghilterra, enorme pallone con sostanze chimiche contro global warming. Ma funzionerà?

di Chiara Greco del 24 novembre 2012

Il surriscaldamento globale continua ad essere una tematica di forte interesse che scatena dibattiti e discussioni a ogni livello, e c’è anche qualcuno che cerca soluzioni concrete per provare almeno a contrastare gli effetti negativi del cosiddetto global warming.

Se le limitazioni al traffico, le scelte green in ambito di carburanti per i trasporti i sistemi produttivi a chilometri zero fossero insufficienti all’obbiettivo di abbassare le particelle inquinanti diffuse nell’aria che respiriamo, c’è qualcuno che ha optato per una soluzione più drastica e, soprattutto, più evidente. Si tratta di un team di ricercatori universitari inglesi di Bristol, Cambridge, Reading e Oxford, che sta per introdurre un metodo innovativo per cercare di limitare i danni legati al global warming.

VIDEO: un’animazione che simula il surriscaldamento climatico degli ultimi 130 anni

Al di là delle pragmatiche soluzioni adottate dai governi di tutto il mondo, il metodo britannico, che sarà testato nei prossimi mesi, si basa sul lancio in aria di un enorme pallone collegato ad un tubo. Grande quanto uno stadio di calcio, il gigantesco pallone anti-inquinamento, con un diametro di vari chilometri, dovrebbe pompare nell’atmosfera particelle di materia – simili a quelle emesse da un vulcano in eruzione – in grado di riflettere le radiazioni solari verso lo spazio, per contrastare i danni provocati dall’effetto serra.

Un'altra immagine del progetto britannico

Il progetto, supportato dal governo britannico e finanziato dalla Royal Society con circa 2 milioni di sterline, prevede un primo tentativo di lancio nel quale il pallone, attaccato ad un tubo di una ventina di chilometri, che convoglierà semplice acqua piovana, sarà lanciato ad alcuni chilometri nella stratosfera.

L’audace esperimento di geo-ingegneria climatica potrebbe portare gli effetti sperati dagli scienziati inglesi, riducendo il numero di sostanze inquinanti, ma potrebbe anche essere la prova che i progetti in questo campo, anche se di dimensioni enormi come questo, potrebbero portare minori benefici – soprattutto nel lungo periodo – di un buon piano integrato per la mobilità a quasi zero emissioni attuabile nelle aree urbane.

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