Inquinamento da arsenico nel cibo: un pericolo nascosto

di Erika Facciolla del 23 maggio 2014

L’inquinamento da arsenico non è tra le priorità dei cittadini europei. Eppure dovrebbero sapere che quello che hanno mangiato negli ultimi anni era (ed è ancora oggi) contaminato da livelli preoccupanti di questo veleno.

L’allarme è grave, la fonte (la European Food Safety Authority – EFSA) decisamente attendibile visto che si tratta dell’agenzia che ha il compito di monitorare la presenza di contaminanti chimici nel cibo che finisce sulle nostre tavole.

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Stando ai dati raccolti nell’ultimo rapporto Dietary exposure to inorganic arsenic in the European population pubblicato dall’EFSA e basato sui controlli effettuati in 21 paesi europei, Italia compresa, gli alimenti disponibili sul mercato del Vecchio Continente sarebbero contaminati da arsenico.

La pericolosa sostanza– che può essere immessa nell’ambiente attraverso l’attività industriale e l’uso di fertilizzanti chimici e pesticidi – presenterebbe le concentrazioni più alte soprattutto in latte e latticini, acqua potabile, prodotti derivati e alimenti per l’infanzia. Ciò vuol dire che il consumo regolare di questi cibi, soprattutto nella dieta dei bambini, aumenta l’esposizione all’arsenico in particolare durante i primi tre anni di vita.

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Le indagini nutrizionali effettuate dagli esperti europei hanno stabilito che il consumo giornaliero medio individuale di alimenti contenenti arsenico induce ad un’esposizione cronica compresa tra 0,09 – 0,38 μg/kg percentile al giorno per livelli di esposizione media, e fra 0,14 – 0,64 μg/kg p.c. al giorno per il 95imo percentile di esposizione. L’unico parametro di riferimento è il valore massimo di arsenico consentito dall’UE per le acque potabili che attualmente è pari a 10μg/L.

La buona notizia è che l’Italia non risulta nell’elenco dei Paesi più a rischio, ma il pericolo arsenico rimane una minaccia latente di fronte la quale non è concesso abbassare la guardia.

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