Inutile fermare la rivoluzione verso le energie pulite

di Luca Vivan del 3 giugno 2014

E’ in corso una transizione, dal petrolio e i combustibili fossili ed esauribili, come l’uranio, a forme di energia rinnovabili come il sole ed il vento. Più in generale, stiamo assistendo ad un cambio di paradigma in cui, invece che sfruttare e depredare, arroccati nella lotta per risorse scarse, stiamo concependo il mondo come qualcosa in grado di nutrirci e sostenerci, se considerato e custodito con saggezza.

Questo passaggio epocale è qualcosa di irreversibile, nonostante tutti gli sforzi contrari che varie lobby e gruppi di potere stanno facendo, è quanto sostiene l’analista energetico Chris Nelder. Non è un fenomeno di cui parlano solo ecologisti e associazioni ambientali, anche i fondi di investimento e le banche se ne stanno rendendo conto.

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La potente banca Morgan Stanley ha affermato in marzo che il calo drastico del costo di pannelli solari e batterie di stoccaggio può spingere sempre più persone a uscire dalla rete energetica.

The Guardian, celebre quotidiano britannico, inserisce la transizione verso fonti rinnovabili all’interno di un generale contesto che cerca attivamente soluzioni alle continue crisi economiche e sociali, in un’ottica di decentramento, in cui il potere viene redistribuito tra le persone e le comunità.

Non solo previsioni o dibattiti, la transizione sta diventando realtà. Un’azienda di fornitura elettrica del Texas, la Austin Energy, ha infatti firmato un contratto di acquisto di energia da un impianto solare di 150 megawatt a meno di 5 centesimi di dollaro (circa 4 centesimi di euro) per kilowatt, il prezzo più basso mai raggiunto finora dal solare. In questa trattativa hanno pesato sicuramente gli incentivi del governo federale degli Stati Uniti ma il prezzo del gas naturale non è molto più basso, senza considerare che le fluttuazioni del mercato di questo combustibile fossile sono notevoli e le previsioni per il futuro parlano di continui aumenti.

Se aggiungiamo lo sforzo dell’azienda Tesla di ridurre drasticamente in 6 anni il costo delle batterie al litio per le automobili elettriche, capiamo che le rosee previsioni di un transizione alle rinnovabili sempre più generalizzata non è un’utopia.

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Sempre negli Stati Uniti, esistono aziende che offrono servizi in leasing per l’immagazzinamento di energia solare per edifici commerciali a prezzi sempre più competitivi.

Dall’altra parte, quella del “vecchio” petrolio, le previsioni di estrazione e di barili prodotti annualmente sono sempre più fosche. Chevron and ExxonMobil vedono riurrre di anno in anno le loro stime di produzione, mentre il prezzo del barile si attesta sempre più come probabile sui 100 dollari (circa 73 euro). Senza parlare poi dei sempre più numerosi “piccoli” disastri ambientali connessi alla produzione e distribuzione dei combustibili fossili che avvengono continuamente nei soli Stati Uniti.

Non si tratta però di una nuova “tecno-felicità” come la chiama Chris Nelder, cioè di credere che le tecnologie green possano mantenere lo status quo economico fatto di iper-crescita e iper-consumo. L’autore ha scritto decine di articoli sul “peak oil“, sul raggiugimento del picco di produzione del petrolio e il conseguente rischio di un crollo dell’economia mondiale basata quasi interamente su questa risorsa esauribile. Per anni ha avverito i suoi lettori in merito ai pericoli concreti di un fenomeno che cambierà il destino dell’umanità. Si è accorto però che le storie negative, con un finale drammatico, non spingono a modificare i propri comportamenti, anzi, spingono alla paura e all’inerzia.

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L’analisi di Nelder sull’inevitabile transizione non ha lo scopo di far credere che sarà tutto bello e facile ma di stimolare al cambiamento verso una rivoluzione veramente ecologica, come già da anni fa Jeremy Rifkin, che parla di una “fine del capitalismo” e di una “terza rivoluzione industriale” dove non sarà tutto uguale a prima solo con pannelli solari al posto delle centrali a carbone ma dove la produzione e la distribuzione dell’energia saranno dettate da reciprocità e solidarietà, nonché rispetto verso se stessi e la Natura.

Invece di focalizzarsi sul collasso, si tratta di alimentare il fuoco di un nuovo modello culturale che non è fatto solo di solare, eolico o idrogeno, ma è un sentiero di rinnovamento profondo.

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