La Cina comincia a prendere atto dell’emergenza ambientale

di Diana Marchiori del 3 settembre 2013

La Cina ha dichiarato lo “stato d’emergenza globale”. Il Paese più popoloso al mondo sta prendendo atto dell’ineluttabile necessità di muoversi verso un approccio di vita eco-sostenibile. Il 18 maggio si è svolto un importante incontro, significativamente nella città di Hangzhou, capitale della provincia del Zhejiang, considerata un paradiso terrestre ai tempi di Marco Polo: la città è situata lungo la sponda del fiume Qjantang e deve la parte della sua fama al Lago dell’Ovest e ai monumenti come la Pagoda delle Sei Armonie, il Tempio Lingyin, il Picco Volante, la Tomba di Yue Fei e i monasteri Jingci e Yunxi.

La seconda conferenza del “Taihu World Cultural Forum” è stata aperta da uno degli uomini politici cinesi maggiormente in vista, Yu Zhen Sheng, capo del Comitato nazionale della Conferenza Politica e Culturale Cinese. Il punto focale della conferenza è stata la riflessione sul mondo che lasceremo alle generazioni future. L’occasione ha riunito capi politici, scienziati ed esperti provenienti da più di venti Paesi, tra cui la principessa Irene Emma Elisabetta dei Paesi Bassi, il presidente onorario della Fondazione per la protezione ambientale della Cina Qu Geping ed il filosofo della scienza, Ervin Laszlo, candidato per due volte al premio Nobel per la pace.

FOCUS: Tensione sociale Cina

La Cina vanta una poco invidiabile fama di mancata tutela nei confronti di ambiente e fauna. Ci sono note le tristi storie della corsa all’avorio o degli utilizzi di medicinali a base di derivati animali. Ogni anno circa 60 km di territorio cinese si trasformano in deserto. Attualmente l’82% delle principali foreste del Paese sono state distrutte unitamente all’8% delle piante endemiche di tutto il pianeta. Sono a rischio d’estinzione più del 27 % delle specie animali cinesi, senza dimenticare i danni alle specie marine, provocate dalle tossine chimiche scaricate nei principali fiumi del territorio.

Fortunatamente anche in Cina recentemente si solo sviluppati movimenti ecologici e sono aumentate le proteste ambientaliste. Anzi, se c’è un fenomeno veramente da osservare con attenzione nei prossimi anni, è proprio quello del NIMBY in salsa cinese: basti pensare che lo scorso Luglio una protesta nella provincia del Guangdong contro la costruzione di una centrale nucleare da oltre 4 miliardi e mezzo di euro ha convinto le autorità a fare marcia indietro. Segno che la questione ambientale è quella che meglio veicola il dissenso nella società civile cinese e che i vertici del Partito Comunista in questo momento non possono permettersi di non ascoltare le istanze che scatenano la protesta di massa.

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Attualmente in Cina è stata iniziata un’opera di riforestazione e sono state pianificate alcune iniziative per la conservazione dell’ambiente. In un quadro di crisi ecologica globale il forum di Taihu si è caratterizzato per l’attenzione posta al rischio a cui l’uomo, con i suoi comportamenti egoistici e sconsiderati, ha esposto il pianeta. L’impegno della conferenza è stato indirizzato verso una nuova civilizzazione ecologica alla ricerca di iniziative che superino la mera protezione dell’ambiente e mirino al suo miglioramento. Con l’incontro si è voluto sottolineare la necessità di un risveglio generale dell’uomo prima che sia troppo tardi.

Fra le tematiche sono state trattate: la sopravvivenza dell’umanità, la libertà spirituale, l’acquisizione di un insieme di valori di sostenibilità, che superino le differenze economiche e la ricerca di profitto, la neutralizzazione delle armi di distruzione ecologica di massa, l’integrità biologica di tutti gli esseri senzienti, la prevenzione dell’estinzione di fauna marina e terrestre oltre che della stessa specie umana.

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Nel corso dell’incontro Ruud Lubbers ha posto come riflessione il cambiamento culturale che sta avvenendo in Cina a favore  della tutela del patrimonio ambientale. Yan Zhaizhu ha invece richiamato i partecipanti dell’incontro al ripristino dell’equilibrio fra uomo e natura affrontando la sfida di un nuovo rinascimento al di là dello sviluppo di industrie e metropoli e del consumo di carburanti fossili. Al termine della conferenza è stato stabilito che il 18 maggio sia considerato Giornata mondiale della civilizzazione ecologica.

La speranza è che l’appello ecologico del forum di Taihu non cada nel vuoto e possa raggiungere tutto il pianeta in considerazione che anche l’uomo è parte della natura come ricordano le parole pronunciate della principessa Irene dei Paesi Bassi.

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