La città che voleva pannelli solari su tutte le nuove case

di Martina Pugno del 31 maggio 2013

Cosa può portare una cittadina californiana con meno di 8.000 abitanti all’attenzione dei media internazionali? Fortunatamente, una buona notizia. La città di Sebastopol è infatti la seconda in California ad imporre l’installazione di pannelli fotovoltaici su tutte le nuove costruzioni.

Anche Sebastopoli sembra quindi inserirsi nella scia delle città che scelgono di intraprendere con decisione il percorso verso la conversione all’energia rinnovabile: si tratta di una piccola rivoluzione che sembra essere portata avanti più dai piccoli centri che dalle grandi metropoli. Due mesi prima, era stata la cittadina di Lancaster, sempre in California, ad introdurre la stessa normativa per gli edifici di nuova costruzione.

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Tra le due cittadine ci sono comunque notevoli differenze: Lancaster conta circa 150.000 abitanti, contro gli 8.000 di Sebastopoli. Anche il clima è molto diverso, dal momento che la prima è una città desertica mentre la seconda è famosa per il vinoperché qui l’uva cresce rigogliosa.

Queste diversità si traducono in un messaggio incoraggiante, perché attestano l’adattabilità degli impianti solari a diversi tipi di esigenze e di condizioni climatiche, lasciando intendere che il ricorso ai pannelli solari può essere una soluzione valida per moltissime realtà.

L’ordinanza comunale di Sebastopoli impone delle regole ben precise: l’installazione dovrà interessare tutti gli edifici privati e commerciali di nuova costruzione, ma anche le ristrutturazioni importanti.

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L’impianto dovrà essere proporzionato alle dimensioni dell’edificio e produrre 2 watt per ogni metro quadro della superficie edificata o comunque garantire la produzione di almeno il 75% dell’energia consumata dall’edificio annualmente.

Se qualcuno dovesse pensare di eludere la normativa costruendo in aree sfavorevoli al fotovoltaico, magari perchè troppo in ombra, rimarrebbe decisamente deluso: in tal caso è previsto il ricorso ad altre fonti rinnovabili oppure il pagamento di una tassa aggiuntiva.

Ora non resta che vedere se l’esempio di Lancaster prima e di Sebastopoli poi verrà raccolto anche da altre città, cambiando il modo stesso di concepire l’edilizia urbana.

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