La famiglia italiana che voleva vivere nella yurta

di Claudio Riccardi del 26 marzo 2013

Una famiglia chiede di poter posizionare su un terreno di proprietà un’abitazione eco-sostenibile ma si trova di fronte la dura opposizione della burocrazia e alla fine è costretta ad abbandonare i propri progetti. Almeno per il momento.

La storia arriva da Brosso, centro di 400 anime in Valchiusella, montagna torinese. Un luogo di pace e tranquillità, scelto da una famiglia di San Francesco al Campo come nuova dimora dove far crescere i figli. Gli step sono quelli canonici: dapprima  l’acquisto del lotto di terreno, poi l’ottenimento dei permessi dal Comune, infine la partenza dei lavori per la costruzione di una casa in legno.

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Ma i risparmi presto non bastano ed i coniugi Bertinatti decidono di accendere un mutuo. Ma è qui che inizia l’odissea, poichè le banche chiedono garanzie che la famiglia non può fornire, e così senza credito, i lavori si devono fermare al seminterrato.

Ma Barbara Bertinatti non si arrende. Ha un’idea, quella di posizionare sopra il seminterrato una yurta, una di quelle tende circolari con la struttura smontabile in legno, ricoperte di feltro, diffuse tra le popolazioni nomadi che popolano le steppe ventose della Mongolia.

I coniugi sottopongono la proposta al Comune, come soluzione temporanea ed assolutamente eco-compatibile, in attesa di mettere da parte i risparmi per completare la casa in legno. La famiglia pensa anche ad una seconda yurta, da utilizzare in funzione di B&B per turisti ed escursionisti, offrendo anche un’occasione di rilancio per un tessuto produttivo locale pesantemente colpito dall’abbandono.

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Ma nonostante ripetuti solleciti, l’Amministrazione comunale non ha voluto ascoltare ragioni, ancorandosi al Piano regolatore vigente, che non contempla tipologie di abitazioni come la yurta e simili. Diniego assoluto anche ad ogni forma di deroga, anche temporanea. E pazienza che tale soluzione abitativa oggi sia in crescita in Europa e Nord America, come abitazione stanziale e turistica, capace di inserirsi alla perfezione nel contesto di paesaggi boschivi e montani perché sostenibile e facilmente montabile.

Le rigide regole imposte dagli enti sono difficili da piegare ma è più forte la volontà della famiglia Bertinatti, che non intende rinunciare al proprio sogno, ed è pronta a chiedere accoglienza agli eco-villaggi già presenti sul suolo italiano, tali strutture sono collocate presso i comuni di Cravanzana (CN), Montescudaio (PI) e Fabriano (AN).

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Riusciranno i nostri eroi a vivere a norma di legge in una semplice ‘tenda’ mongola utilizzata da migliaia di anni da chi, allevatore poverissimo dell’inospitale deserto dei Gobi, non ha mai dovuto chiedere permesso a nessun ente dalle norme ‘bizantine’.

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