La marea nera è sparita? No, ecco dov’è finita.

di Jonas il 20 settembre 2010 · 0 commenti

Nelle scorse settimane le fonti ufficiali ci avevano propinato la favola secondo cui buona parte della marea nera nel Golfo del Messico sarebbe semplicemente sparita: in parte pulita dagli “spazzini” ingaggiati da BP e governo U.S.A., in parte bruciata, in parte evaporata ed in parte assorbita ed assimilata dall’ambiente.

Ecco la prova di come la natura si difende benissimo da sola, del solito inutile allarmismo ecologista, o peggio ancora della folle pretesa di salvare l’ambiente, quando l’ambiente si difende benissimo da solo, cominciavano a predicare i soliti “negazionisti“.

Un coro subito tacitato dalla realtà: uno studio della National Oceanic and Atmospheric Administration ha invece dimostrato che la sparizione è solo apparente e che il disastro del Golfo del Messico è sempre tale.
Delle 770.000 tonnellate di greggio uscite dal pozzo BP nel Golfo del Messico, infatti:
- il 20% è stato raccolto nelle operazioni di recupero;
- il 5% è stato bruciato;
- l’8% è stato disperso in acqua con l’uso di detergenti chimici;
- un trascurabile 0.1% è stato pulito dalle spiegge;
- un 25% è stato effettivamente distrutto da microorganismi o evaporato, in virtù delle temperature tropicali;
- un 16% si è disperso naturalmente in acqua;
- il rimanente 26% invece non è “sparito”, bensì si sarebbe depositato sui fondali marini, come provato da ricercatori del Woods Hole Oceanographic Institute, che usando robot sottomarini hanno scandagliato i fondali, trovando enormi sedimentazioni di greggio sui fondali.

Addirittura, secondo una simulazione al computer il greggio nei fondali potrebbe risalire la costa della Florida e arrivare con le correnti subacquee in Europa l’anno prossimo, seppur estremamente diluito.

No, purtroppo il greggio fuoriuscito dalla Deepwater Horizon non è sparito – come del resto ci direbbe la sola logica – e pagheremo invece le conseguenze di questo disastro per decenni.

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