La nuova corsa ai metalli preziosi è sotto gli oceani

di Luca Scialò del 3 luglio 2013

Una ricerca condotta da ricercatori dell’Università di Tokyo e pubblicata nel 2011 sulla rivista Nature Geoscience, rischia di scatenare una nuova pericolosissima corsa ai metalli preziosi ai danni degli Oceani. Secondo lo studio, infatti, sul fondo degli oceani si troverebbe una quantità di metalli e minerali mille volte superiore a quella che si trova sotto la terraferma!

In realtà, già in passato canadesi, cinesi e giapponesi hanno investito in questa nuova tipologia estrattiva e negli ultimi anni anche alcune isole del Pacifico del tutto prive di materie prime, come Papua Nuova Guinea, Fiji e Tonga, avevano provato a seguire questa strada. Uno dei problemi è che ad oggi non esistono legislazioni internazionali in materia, che però diventeranno necessarie a partire dal 2016, quando si ipotizza che la ricerca di metalli preziosi diventerà sempre più diffusa.

Il Sud-Est del Pacifico è per ora l’unica area per cui siano state concesse licenze dall’ISA – l’Autorità internazionale dei fondali marini delle Nazioni Unite – dove si pensa che si trovino enormi giacimenti di nickel, rame e cobalto.

Diversi ricercatori tuttavia stanno lanciando l’allarme. Tra questi, Richard Wysoczanski, fisico marino al National Institute of Water and Atmospheric Research (NIWA), che sottolinea come gli scavi dei fondali posano liberare dello zolfo che, una volta assorbito dai pesci presenti negli abissi, entrerebbe nella catena alimentare. Infatti la vita a certe profondità dipende più dalla presenza di zolfo che di ossigeno (molto scarso nei fondali).

C’è poi il problema delle sorgenti idrotermali, che probabilmente srebbero distrutte o contaminate dalle radiazioni rilasciate dagli scavi, per non parlare dello stoccaggio delle scorie.

Speriamo dunque che questa nuova corsa ai metalli venga abbandonata, o quanto meno, ridotta al minimo da legislazioni internazionali severe.

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