La prima smart city della storia è in Brasile: Curitiba

di Roberta Razzano del 18 giugno 2013

“Le idee migliori non vengono dalla ragione ma da una lucida, visionaria follia.” (Erasmo da Rotterdam)

Era il 1971 quando l’ingegnere e architetto di origine polacca Jaime Lerner  fu eletto sindaco di Curitiba, capitale del Paranà (regione meridionale del Brasile).

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E fu proprio in quell’anno che in risposta alle proteste di automobilisti e commerciantidecise di trasformare la distesa di cemento di Rua das Flores in un viale pieno di fiori e panchine, una zona dove i bambini potessero giocare. Questa fu la partenza di un viaggio che continua da più di 40 anni.

La ‘follia’ di Lerner aveva le sue fondamenta in un unico pensiero: la città deve essere pensata in funzione dei suoi abitanti.

Grazie a questa certezza, quasi una fede instancabile, Curitiba è oggi considerata una delle città più virtuose del Brasile, perché è riuscita a gestire in modo sostenibile la notevole crescita urbana, dovuta ad un aumento demografico considerevole (dai 300.000 abitanti degli anni ‘50 ai 2,5 milioni degli anni ‘90) e la sua trasformazione da centro agricolo a polo commerciale e industriale.

Il piano del sindaco Lerner, architetto ed urbanista, era audace e visionario: trasformare la città in un laboratorio e renderla sostenibile grazie al coordinamento di tutte le parti sociali, partendo proprio dalla risoluzione dei problemi più imminenti: il pericolo costante di inondazioni del centro cittadino, l’abusivismo edilizio, il caos urbanistico e l’assenza di adeguati canali di drenaggio in tutta la città.

Nonostante non comprendessero a pieno la portata del piano di Lerner, i cittadini gli diedero fiducia rieleggendolo sindaco nel ’79 e permettendogli così di continuare il suo lavoro su altri problemi, questa volta più nevralgici per la città: i trasporti, gli spazi verdi, i rifiuti, la sostenibilità sociale.

 I trasporti

A Curitiba è possibile vedere tradotta in realtà l’idea di trasporto pubblico urbano sostenibile e al servizio del cittadino; una soluzione che mira, ancora una volta, all’adeguamento delle strade alle persone, e non il contrario come invece succede.

Le necessità primarie erano quelle di ridurre il traffico e, di conseguenza, l’inquinamento atmosferico; la strada scelta da Lerner fu quella di riprogettare la città in modo tale che fosse sempre meno necessario muoversi in macchina. La prima mossa fu quella di creare una rete stradale composta da 3 arterie principali: per entrare in città, per uscire dalla città e la terza, a doppio senso, solo per i mezzi pubblici.

Gli autobus vengono, ancora oggi, classificati non per linea ma per tipologia: diretta, veloce , a poche fermate e alimentadores (linee più lente che portano le persone all’interno dei singoli quartieri).

Al posto delle fermate Lerner progettò dei tubi di vetro in cui incanalare i flussi di passeggeri; oggi questi grossi tubi scandiscono più di 150 km di percorsi ciclabili, aumentando la vivibilità urbana e abbattendo drasticamente l’inquinamento atmosferico.

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Il verde

Centro Curitiba

Centro Curitiba

La campagna per incrementare e tutelare il verde cittadino ebbe inizio negli anni ’80 e sempre nell’ottica del dialogo e della filosofia bottom up (dal basso verso l’alto) vide coinvolti in prima linea i cittadini.

Infatti, oltre alla scelta di destinare 1,4 milioni di mq a parchi, aree boschive e spazi verdi pubblici, vennero incoraggiati i cittadini ad ampliare i propri giardini, a piantare alberi e, con adeguati permessi a tagliarne uno piantandone almeno due.

Ad oggi, gli spazi pubblici verdi sono circa 55 mq per persona, una media molto al di sopra degli standard richiesti dalle Nazioni Unite; la manutenzione di queste aree è resa possibile e sostenibile grazie all’utilizzo di pecore che brucano l’erba in eccesso e producono lana che viene venduta per il finanziamento dello sviluppo sociale. Inoltre, l’utilizzo intelligente di piante autoctone come sistema di argini naturali, ha ridotto notevolmente il pericolo di inondazioni da parte dei fiumi che attraversano la città.

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I rifiuti

Se oggi una città con più di 2 milioni di abitanti riesce a riciclare il 70% dei rifiuti urbani, questo è dovuto principalmente alla capacità di correlare riciclo e sviluppo socio-economico. Curitiba è dotata di cassonetti per differenziare e di cestini dall’aspetto allegro che ricordano che “nessuna cosa è mai rifiuto” e rimandano al principio delle 3 r (ridurre, riusare, riciclare). La raccolta dei rifiuti è quindi un ‘lavoro’ socialmente utile in cui non c’è bisogno di licenza, di titoli ne di una particolare età: basta consegnare i rifiuti.

Non è raro vedere semplici cittadini che raccolgono la spazzatura per strada per portarla al punto di cambio Lixio più vicino, qui la loro alacrità viene premiata con verdure fresche, biglietti dell’autobus o dell’Opera.

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Questo tipo di attività sociale coinvolge soprattutto vecchietti e ragazzini delle favela, le zone più povere della città, che vanno in giro con carrelli improvvisati, raccogliendo materiale da riciclare per avere in cambio soprattutto frutta e verdura, che il Comune acquista dai contadini locali.

Grazie a questa attività molte famiglie riescono a sopravvivere e i proventi del riciclo vengono utilizzati soprattutto a scopo sociale: si recuperano vecchi autobus dismessi dal trasporto pubblico che vengono riutilizzati, spessissimo proprio nelle favelas, come centri culturali, aule scolastiche mobili per bambini, o sale di lettura itineranti.

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La sostenibilità sociale

Con il suo progetto Lerner ha chiarito quanta semplicità ci sia nel dialogo tra le parti sociali se si parte da un rapporto paritario. Ponendo l’uomo e le sue necessità naturali al centro dello sviluppo urbano e smantellando radicalmente la struttura amministrativa dove le decisioni vengono prese dall’Amministrazione e imposte ai cittadini. Questo ha reso la città di Curitiba un esempio da studiare, aprendo le porte a delegazioni estere e multinazionali che si sono impiantante in loco per produrre prodotti eco-sostenibili.

Il sindaco Lerner (rieletto nel 89, poi diventato Governatore del Paranà nel ’94 e nel ’98) ha inoltre saputo investire sui giovani professionisti, affidando loro non solo il piano regolatore della città, ma anche il Dipartimento di controllo, due organi fondamentali che dialogano tra di loro. E, dove possibile, ha lasciato spazio a compagnie private, ONG e associazioni di quartiere.

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Da un punto di vista pratico, la sostenibilità sociale parte, comunque, da comitati di quartiere che gestiscono centri il cui compito è quello di assicurare istruzione scolastica, servizi sanitari e sostenibilità a tutta la popolazione.

Il lavoro fatto a Curitiba negli ultimi 40 anni ha fatto si che la città vincesse, nel 1990, il premio ONU per il suo programma di riciclo dei rifiuti e nel 2010 ben due riconoscimenti: a Washington, il Sustainable Transport Award e in Svezia, il Globe Sustainable City Award, rivelandosi, secondo il presidente della giuria, Jan Sturesson, “una vincitrice molto solida, con un piano che integra le risorse strategiche con l’innovazione e la sostenibilità futura”.

Forse la follia visionaria di Lerner non è altro che semplice buon senso…

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