La quinta stagione, il film dove l’inverno non finisce mai

di Marco Guzzi del 13 ottobre 2013

Una misteriosa calamità si abbatte su un villaggio: gli alberi cadono, i semi non germinano, la legna non arde, la terra è sempre più arida, le provviste scarseggiano. Questi sono solo alcuni degli scenari rappresentati dai registi Peter Brosens e Jessica Woodworth ne “La quinta stagione”, film metafora dell’eterna lotta fra l’uomo e la Natura.

La trama segue lo scorrere della vita di campagna con i suoi ritmi e i suoi riti, dove improvvisamente la Primavera tarda ad arrivare. Il prolungarsi dell’Inverno sconvolge l’intero ecosistema, la natura prende il sopravvento e due adolescenti, Alice e Thomas, lottano nel tentativo di dare un senso alla propria esistenza in un mondo che sta crollando intorno a loro.

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Il film, terzo capitolo di una trilogia (dopo “Khadak” e “Altiplano”), è stato realizzato con un basso budget e con non pochi problemi a causa delle cattive condizioni atmosferiche, che hanno costretto i registi a cambiare i piani di lavorazione ben 27 volte. A testimonianza del fatto che si può far cinema anche senza le grandi case di produzione e le stelle di Hollywood, il film ha ricevuto numerosi riconoscimenti in festival internazionali, fra cui la Mostra del Cinema di Venezia ed il Festival di Toronto.

Tutti gli elementi presenti nel film derivano in una certa misura dalla realtà, esattamente come nei nostri due film precedenti”, affermano i registi per spiegare le tematiche approfondite nella pellicola. Di fronte all’assenza di mezzi di sussistenza, allo smarrimento di punti di riferimento e del concetto di collettività , il lato oscuro dell’uomo prende il sopravvento e la corruzione ed il cinismo dilagano inesorabilmente.

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Nel film i due registi si soffermano sulle abitudini della vita di campagna, abitudini che vanno sempre più scomparendo, ricalcano il tema della trasformazione dell’ambiente, realizzando così una perfetta metafora della contrapposizione tra l’uomo e una Natura sempre più “deformata” aldilà di ogni morale.

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