La scomparsa delle api a causa degli insetticidi: lo conferma uno studio di Harvard

di Marco Grilli del 19 agosto 2014

Sulla scomparsa delle api pare ne parlasse perfino il grande Einstein: «Se le api scompariranno dalla faccia della terra, all’umanità resteranno solo quattro anni di vita». Non si sa se Einstein abbia mai detto queste esatte parole, ma vedesse la situazione odierna, sarebbe molto verosimile.

Pare infatti che tale insegnamento non sia stato capito, perché le popolazioni di questi insetti si stanno riducendo notevolmente, con drammatiche conseguenze economiche ed ecologiche.

Se è vero che la vita del 90% delle piante selvatiche e 1/3 della produzione mondiale di cibo dipendono strettamente dal servizio di impollinazione reso dalle api e dagli altri impollinatori, sono altrettante note le lamentele degli apicoltori in tutto il mondo per il preoccupante calo delle colonie di questi insetti, un fenomeno particolarmente diffuso in Nord America e nell’Europa Centro-meridionale a partire dagli anni ’90.

Continuare su questo trend vorrebbe dire compromettere la produttività del 75% delle colture, con forti rischi per il mantenimento di alcune produzioni alimentari come quelle di pomodori, mele, fragole, mandorle ecc. Basti pensare che, solo in Europa, ben 4mila colture devono la loro crescita alle api, che rappresentano il gruppo economicamente più importante degli insetti impollinatori.

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Le cause di questo pericoloso spopolamento sono ormai note. Tra le principali elenchiamo la maggior incidenza di malattie e parassiti, la riduzione degli habitat naturali e semi-naturali e, soprattutto, i guasti provocati da un’agricoltura sempre più intensiva e sottoposta alle pratiche industriali.

I peggiori nemici delle api sono infatti i neonicotinoidi, ossia quei pesticidi sistemici che entrano nel sistema vascolare delle piante diffondendosi anche nel nettare e nel polline, fondamentale per la nutrizione di questi insetti. Tali sostanze chimiche provocano disfunzioni e ritardi nello sviluppo degli impollinatori, limitano la loro resistenza alle malattie e ai parassiti, compromettono le capacità d’apprendimento – quali la memoria olfattiva e l’orientamento –  e, infine, causano l’aumento della mortalità delle api e degli altri insetti.

Se ormai le ricerche scientifiche concordano nel sostenere che il danno provocato da questi pesticidi supera ampiamente i benefici connessi alla maggiore produttività agricola dovuta al loro ruolo contro i parassiti, un nuovo studio dell’Harvard University – pubblicato sul Bulletin of Insectology  – conferma l’incidenza di due insetticidi neonicotinoidi ampiamente diffusi in agricoltura, l’imidaproclid e il clothianidin, sul fenomeno di morìa delle api.

Il risultato di questo studio conferma quelli precedenti e rafforza la conclusione che l’esposizione ai neonicotinoidi sia la maggior responsabile del colony collapse disorder (CCD) ovvero la ‘sindrome di spopolamento degli alveari’.

In pratica, gli studiosi di Harvard hanno esaminato, nel corso di un anno, 18 colonie di api di tre differenti apiari posti nel centro del Massachussets. 12 alveari sono stati trattati con neonicotinoidi, a differenza dei rimanenti sei che non hanno subito alcun intervento. Alla fine, i ricercatori hanno preso atto che le api di sei di quelle 12 colonie trattate hanno abbandonato le arnie e sono andate a morire lontano, dando così luogo alla sindrome di spopolamento. Al contrario, tutte le colonie tenute al riparo dagli insetticidi non hanno registrato inconvenienti, ripopolandosi senza problemi.

Questo studio smentisce così le tesi della grande industria, secondo la quale le sostanze chimiche sarebbero biodegradabili e non pericolose. I componenti dei pesticidi persistono a lungo nel terreno e nei campi dove vengono spruzzati, così che le api trasferiscono il polline contaminato dai raccolti dei cereali trattati ai loro alveari e perfino alle piante e agli altri seminativi non sottoposti all’intervento con sostanze chimiche. Un circolo vizioso che amplifica gli effetti negativi di questi prodotti altamente nocivi per l’ambiente.

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Nei soli Stati Uniti, dove i campi dal Maine al Delaware sono trattati con nove differenti sostanze chimiche tra fungicidi, erbicidi ed insetticidi, la popolazione di api che producono miele è diminuita all’incirca del 30% – con alcuni apicoltori che denunciano addirittura perdite tra il 90 e il 100% – nonostante il fatto che più di 100 raccolti a stelle e strisce contino su questi insetti per la fondamentale operazione di impollinazione.

Mentre scarseggiano i provvedimenti governativi per affrontare questa emergenza, soprattutto negli USA, gli studi pubblicati nella varie riviste scientifiche continuano a rilevare la pericolosità dei neonicotinoidi per la salute delle api e di conseguenza del settore agroalimentare.

Ecco così che gli scienziati del Dipartimento dell’Agricoltura americano, così come gli studiosi dell’Università del Maryland, hanno pubblicato saggi dove dimostrano il collegamento tra l’utilizzo delle sostanze chimiche, compresi  i fungicidi, e il fenomeno di morìa delle api.

Altri studi che hanno trovato spazio sulle pagine di “Nature” hanno rilevato come le api esposte ai pestici hanno probabilità doppie di morire rispetto a quelle non esposte, così che 2/3 di quelle che entrano in contatto con le sostanze chimiche scompaiono in confronto al restante terzo rimasto lontano da queste. Senza considerare la loro minor efficacia nella capacità di reperire cibo. Tali conclusioni sono simili a quelle di questo studio pubblicato sulla rivista PlosOne.

Lo sapevi? Api, stop dei pesticidi ancora per due anni

Nel suo dossier “Api in declino”, Greenpeace ha individuato 7 insetticidi che dovrebbero esser vietati per tutelare le popolazioni di impollinatori e quindi il nostro futuro alimentare. I loro nomi sono: imidacloprid, thiametoxan, clothianidin, fipronil, clorpirifos, cipermetrina e deltametrina. Per firmare la petizione vai aPetizione per salvare le api: Greenpeace chiede di abolire i pesticidi

Fortunatamente, almeno nel Vecchio Continente, qualcosa sta cambiando.  Dal maggio 2013, infatti, la Commissione europea si è espressa in senso favorevole al  bando temporaneo di 2 anni per 3 dei pesticidi killer, ossia limidacloprid e il clothianidin prodotti dalla Bayer e il thiametoxan della Syngenta.

Un primo passo importante, anche se urgono altre misure per salvare le api e i processi di impollinazione, a partire dai maggiori finanziamenti pubblici e privati in favore di quelle pratiche di agricoltura ecologica, che liberano il settore primario dall’eccessiva  e nociva dipendenza dalle sostanze chimiche.

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