Ordos: la “città fantasma” frutto della speculazione edilizia cinese

di Marco Grilli del 9 aprile 2014

Futuristica, spettrale, inquietante: è la “città fantasma” di Ordos, nella Mongolia interna, un simbolo della speculazione edilizia cinese.

Questa provincia nel nord della Cina, posta in prossimità del deserto e popolata un tempo da  Gengis Khan e dai suoi eredi, è una vera riserva energetica (possiede 1/6 delle miniere di carbone e 1/3 delle risorse di gas naturale del Paese), tanto che il reddito medio-procapite di Ordos è uno dei più alti fra quelli delle città del Dragone, Pechino compresa!

Immaginate ora dove questi signori del carbone hanno investito i loro enormi guadagni. La risposta è semplice: nel settore immobiliare. Il tutto però senza una razionale pianificazione economica. Ecco quindi il paradosso del proliferare di grattacieli, aree residenziali di lusso, infrastrutture  e impianti modernissimi, senza però che siano presenti gli elementi essenziali di una comunità, ossia le persone!

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Mentre la crescita immobiliare si autoalimenta, Ordos assume sempre più l’aspetto di città spettrale, dominata dal silenzio e dai larghi spazi privi di vita. D’altronde, la casa costituisce un investimento sicuro per i ricconi di questa città, ben più del deposito bancario a bassi interessi e della borsa con tutti i suoi rischi. E di soldi i cittadini di Ordos ne hanno molti, potendo permettersi così di acquistare anche 4-5  abitazioni per lasciarle vuote a tempo indefinito.

ora di punta a ordos

A Ordos è l’ora di punta! La speculazione edilizia cinese non ha limiti

Non rari anche i casi dei piccoli proprietari terrieri che vendono a cifre elevate i loro appezzamenti, reinvestendo gli utili in qualche società finanziaria locale non troppo trasparente, che a sua volta presta denaro a tassi da usura a coloro che vogliono acquistare il loro “posto al sole” nella città del futuro. In parole povere, una vera e propria tempesta finanziaria che traduce i vizi del capitalismo esasperato: avidità, malaffare, irresponsabilità, falsità.

Pressate dall’avanzata del deserto e dalla carenza di acqua, nel 2004 le autorità locali di Ordos hanno compiuto il “salto di qualità”, decidendo di spostare il centro amministrativo nell’area di Kangabashi, un piccolo villaggio all’epoca abitato da solo un migliaio di persone. Grazie anche al sostegno di Pechino, sono state investite cifre da paura (160 miliardi di dollari!)  che hanno portato alla realizzazione in soli 5 anni di questa nuovo grottesco distretto, popolato da sole 30mila persone nonostante i propositi dei progettisti, che ne prevedevano già 100.000 nel 2010 e 1 milione nel corso degli anni.

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L’intera area metropolitana di Ordos si contraddistingue così per la bassissima densità demografica (18 abitanti per Kmq). Le conseguenze sono facilmente intuibili: spazi immensi con edifici disabitati, progetti lasciati a metà, impianti destinati a rimanere inutilizzati. Ovunque, una modernità spinta che cozza con la desolazione, frutto di un eccesso di offerta che non ha mai trovato la domanda.

Basta sbarcare nel futuristico aeroporto di Ordos per capire l’antifona. Un’architettura strabiliante e votata all’eccesso, contrassegnata ovunque dai simboli della cultura mongola, dove però le scale mobili girano quasi sempre a vuoto.

Spostarsi nel centro significa assistere allo spettacolo di un’infinità di torri e gru, con palazzi, uffici e centri commerciali praticamente vuoti. Si susseguono bar, casinò, sexy-shop e perfino bordelli, dove difficilmente però le ragazze riusciranno a trovare i clienti.

citta deserta

Enormi edifici in costruzione a Ordos ma chi ci andrà ad abitare?

Vicino al centro della città, ecco una curiosa moschea dalla struttura cubista, tutta in tonalità di bianco. Peccato però che all’interno non vi sia nessuna celebrazione, perché dalle porte a vetri si vede solamente il nulla.

Non ci sono di certo problemi di traffico a Ordos, e le enormi piazze segnate da imponenti statue, che avrebbero forse ispirato De Chirico per la sua pittura metafisica, rimandano a scenari inquietanti e irreali.

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Mancano le voci, le atmosfere e il caos degli spazi vissuti, così che il colossale e ieratico Gengis Khan riprodotto nel’omonima piazza a Kangabashi, finisce per predicare nel nulla, attraendo solo qualche raro flash di giornalisti e fotografi curiosi. La vita ce la possiamo solo immaginare nelle espressioni concitate, nelle spade sguainate e nelle urla soffocate dalla pietra con cui sono scolpiti i suo fedeli scudieri.

pieno di gente

Una zona residenziale per la borghesia che non c’è!

In un’altra rilevante piazza s’incrociano al centro due sculture di cavalli rampanti, da cui s’intravedono ancora torri su torri all’infinito, in uno spazio di una solitudine immane.

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Perfino nei parchi del distretto è difficile assistere ai giochi dei bambini, ai picnic e alle tradizionali attività sportive.

La fantasia si sbizzarrisce in questa città sorta dal nulla, ma pare tutto inutile quando si rivela fine a se stessa e priva di scopo.

È curioso il teatro di Kangabashi, che riproduce le forme tradizionali di un cappello mongolo. Così come la biblioteca, che riprende il motivo di un insieme di libri appoggiati l’uno sull’altro.

ordos strade senza traffico

Semafori e incoroci con zebre per pedoni e auto inesistenti…

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Ciò che veramente stupisce è però il museo di Ordos  – progettato non a caso dallo studio “Mad Architects” di Pechino –  una struttura dalle forme e dalle linee alquanto stravaganti, che nelle intenzioni dei progettisti dovrebbe riflettere l’incontro tra il tentativo della comunità di interpretare le proprie tradizioni locali e il contesto urbano di nuova costruzione.

Ovunque però domina il senso di abbandono, quasi da città post-nucleare. Per le gioie di coloro che hanno fatto affari… e perfino dei ragazzi scatenati del Red Bull Skate Team, che tra quegli edifici inutilizzati paiono aver trovato la loro oasi.

Dai fasti dell’antico impero di Gengis Khan alle stranezze e contraddizioni della moderna epoca capitalistica: Ordos è davvero incredibile!

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