La vera storia di una delle dighe più grandi al mondo: Belo Monte in Brasile

di Martina Pugno del 27 giugno 2013

Con una superficie di 3.000 kmq e la presenza di 20.000 operai al lavoro è il terzo progetto idroelettrico al Mondo per estensione e importanza, ma può rivelarsi un pessimo investimento per un Brasile che ha investito oltre 14 miliardi di dollari per la diga di Belo Monte: l’obiettivo è di completare la gigantesca opera entro le Olimpiadi del 2016.

Ancora prima di essere terminata, l’enorme centrale di Belo Monte pare destinata a non avere vita facile: i lavori sono stati più volte interrotti per  complicazioni burocratiche e sono state intentate diverse cause legali contro chi ha tentato di sabotarne il completamento. Molti infatti in Brasile considerano l’opera come la responsabile di una vera e propria devastazione del territorio amazzonico.

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La diga di Belo Monte è pensata per rispondere alle esigenze energetiche di un Paese  in costante crescitanel quale 10 milioni di abitanti stanno gradualmente uscendo dalla povertà e diventando a tutti gli effetti dei consumatori. La struttura dovrebbe fornire fino al 50% dell’energia consumata sul territorio brasiliano e rispondere anche alle richieste di altre Nazioni che già guardano al Brasile come possibile fornitore.

I detrattori della diga di Belo Monte, la più grande tra quelle già presenti nella foresta amazzonica, sostengono che sia considerata vantaggiosa solo da chi non pensa all’impatto che essa avrà sulle popolazioni locali, sull‘eco-sistema e la biodiversità. Andrà infatti ad alterare il complesso reticolo di fiumi, canali e bacini della regione amazzonica, distruggendo risorse che servono alla sopravvivenza delle popolazioni locali.

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Molti di coloro che sono impegnati nella protesta non vivono neppure in zone direttamente coinvolte, ma si sentono comunque minacciati. La loro accusa principale è l‘assenza di una consultazione della popolazione locale, accusa fortemente negata dal Governo, che sottolinea invece come tale consultazione non sia necessaria, dal momento che i territori abitati non verranno allagati.

L’incertezza legale non gioca a favore di nessuna delle parti ma il Governo continua a sostenerne la costruzione perché la domanda energetica è in crescita e l’energia ottenuta dalle cascate naturali non è più garanzia di sicurezza: ne sono prova i numerosi black out verificatisi nel Paese in seguito a periodi di siccità.

I rischi, ad ogni modo, non possono essere ignorati, a partire da quelli economici: il progetto ha ricevuto il più grande finanziamento bancario della storia brasiliana.

Se la diga di Belo Monte dovesse rivelarsi un pessimo investimento, a farne le spese,  oltre alle popolazioni amazzoniche, e alla bellissima foresta pluviale, sarebbero anche i contribuenti brasiliani…

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