L’agricoltura che inquina paga, almeno in Trentino

di Luca Vivan del 31 luglio 2014

In un mondo un po’ al rovescio come il nostro, solo chi è virtuoso deve certificare i propri sforzi nei confronti dell’ambiente, così può capitare che siano le coltivazioni biologiche e biodinamiche a dover spendere soldi per affermare la propria diversità, tanto che anche nel lessico comune l’agricoltura che inquina non paga, proprio quella che prevede l’utilizzo di sostanze chimiche inquinanti!

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Dal Trentino, regione all’avanguardia nelle politiche ambientali, arriva la notizia che Vallarsa, un piccolo comune vicino a Rovereto, ha deciso di ribaltare la situazione, imponendo all’agricoltura convenzionale delle norme per dimostare quanto la propria attività sia in grado di garantire la qualità dell’ecosistema e della salute dei propri abitanti. Le emissioni agricole, come reflui zootecnici e fertilizzanti azotati, sono infatti considerati tra gli inquinanti più nocivi, con costi sanitari di 4,1 miliardi di euro.

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Il consilio comunale di Vallarsa ha stabilito un principio storico: chi inquina paga. Coltivazioni non biologiche saranno ammesse nel proprio territorio solo se in grado di dimostrare la loro capacità di salvaguardare l’ambiente e la salute dei propri concittadini. Il coltivatore dovrà di fatto certificare le sostanze che utilizza, in quali quantità e modalità, garantendone l’uso solo all’interno dei propri confini. Senza certificazione, dovrà sottoscrivere una fideiussione o una certificazione per gli eventuali danni arrecati a terreni e persone.

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La delibera spinge agricoltura che inquina a pagare per il danno inflitto all’ambiente ed è stata fortemente voluta dal sindaco Geremia Gios, preside della Facoltà di Economia di Trento.

Finalmente un grande passo avanti, non sono per riequlibrare il regime di concorrenza che svantaggia le aziende biologiche o biodinamiche nei confronti dell’intero mercato agricolo, ma anche verso la sovranità alimentare e l’autonomia dei singoli comuni e territori.

L’iniziativa mira a dimostrare come la green economy si sviluppi non solo grazie ad incentivi ma anche per mezzo di regole precise che intervengono a ridurre o eliminare distorsioni del mercato, che finiscono per premiare la vecchia economia del petrolio e della chimica, ai danni della salute ambientale e umana.

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