L’agro laziale a rischio

di Claudio Riccardi del 29 marzo 2013

Pur essendo una Zona di Protezione Speciale tutelata dal Ministero dell’Ambiente e dall’Unione Europea, la palude del Lazio a nord della foce del Tevere rischia di scomparire. Per effetto dell’erosione naturale, ma anche dell’azione dell’uomo, e della sua pianificazione scriteriata. Incuria e avanzamento edilizio stanno stringendo l’area costiera, compresa tra i Comuni di Ladispoli e Cerveteri, in una morsa mortale.

I geologi e le memorie storiche raccontano che un tempo questo tratto di costa fu terra di acquitrini, briganti e pirati saraceni, terra divenuta soggetto per pittori e registi cinematografici (si pensi a Rossellini). Terra capace di ospitare un ricco e variegato ecosistema, oggi invece sempre più inghiottito dal mare a causa soprattutto di interventi di “difesa della costa” non ben calibrati, che hanno portato alla scomparsa di quella che era una delle più belle spiagge del Lazio, famosa per le sue sabbie nere, sfruttate nel ventennio fascista per l’estrazione del minerale di ferro.

Quello conosciuto come Monumento Naturale è un insieme di sedimenti venutisi a formare grazie anche al lento accumularsi di materia organica, proveniente da residui di piante, animali morti, alghe. Un molo di origine artificiale collega attualmente la costa con i ruderi dell’antica Torre Flavia, rimasta isolata a circa 80 metri dalla spiaggia a causa del fenomeno dell’erosione costiera. L’erosione, sia naturale che causata dall’uomo, sta portando via anche parte della spiaggia, dietro alla quale vi è un cordone dunale che delimita la palude vera e propria.

Tali ambienti sono stati progressivamente bonificati, messi a coltura e, soprattutto dagli anni ’70 del secolo scorso, lottizzati sia lungo il lato nord ove sorgono i centri abitati di Campo di Mare e di Cerenova Costantica, sia verso sud, con l’espansione di Ladispoli. Morale: la grande palude originaria si è via via ridotta, fino agli attuali 37 ettari.

La palude, lungi dall’essere una terra morta, ospita vita e crea interesse. Stagni, piscine naturali, canali, vegetazione tipica, come il fitto cannucceto, la caratterizzano. Tra i suoi ospiti numerose specie di animali e uccelli migratori, più di centocinquanta, nidificanti e svernanti, che fanno dell’area un biotopo strategico per gli equilibri dell’ambiente laziale. Opinione che un gruppo di cittadini ha trasformato in un movimento di tutela, capace di promuovere una raccolta di firme appena presentata alla Regione Lazio.

Ci auguriamo che le istituzioni rispondano con la necessaria sensibilità, ed in tempi celeri.

Lazio, una regione da scoprire:

{ 0 comments… add one now }

Leave a Comment

Inserisci il numero esatto *