Le centrali nucleari di Svizzera e Slovenia sono un pericolo per l’Italia

di Luca Scialò del 10 maggio 2013

Dopo il disastro di Chernobyl, gli Italiani hanno detto, tramite Referendum, due volte No alla costruzione di nuove centrali nucleari nel proprio Paese. La cosa però non può farci dormire sogni tranquilli, giacché nelle vicine Slovenia e Svizzera ci sono reattori nucleari non del tutto sicuri.

Nel maggio 2012, Greenpeace ha commissionato uno studio per un’analisi indipendente dei risultati degli stress test e adesso, un anno dopo, uno degli autori di quello studio, il fisico Oda Becker, ha prodotto un nuovo rapporto, Updated review of EU nuclear stress-tests, che sottolinea come i piani d’azione nazionale siano palesemente insufficienti ad affrontare i problemi evidenziati dagli stress test.

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In particolare, sarebbero due quelli presenti sul territorio dei nostri Paesi vicini, uno a testa: Krsko in Slovenia e Muleberg in Svizzera. A Krsko sono in corso lavori per migliorare la resistenza alle inondazioni, ma quando saranno conclusi, solo nel 2015, non basteranno a far ritenere la centrale al sicuro.

Anche la centrale di Muleberg è in area sismica e soggetta a inondazioni: non ha un adeguato impianto di raffreddamento in caso di emergenza e i lavori per rendere sicure le piscine di raffreddamento del combustibile nucleare non si concluderanno prima del 2017. Nel rapporto si evidenzia anche come l’impianto sia troppo vecchio “da chiudere senza ulteriori discussioni” sentenzia Greenpeace.

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Ce ne sarebbe poi una terza, in Slovacchia, quella di Mochovche, di proprietà dell’italiana Enel, che non gode di ottima salute. Esposta a rischio di terremoti fino a quando, nel corso del decennio, non saranno realizzate adeguate protezioni.

In generale sono 132 i reattori nucleari presenti nell’Ue, più altri 5 in Svizzera, che restano profondamente insicuri. Se poi si guarda oltreoceano, un recente studio ha evidenziato come negli Usa sarebbero addirittura tutti i reattori nucleari a rischio. Si salvi chi può!

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