Città italiane meno inquinate: nel 2013 l’aria è più pulita

di Marco Grilli del 12 ottobre 2014

Meno auto, più bici, maggior verde urbano pubblico e il risultato è: città italiane meno inquinate perché migliora la qualità dell’aria. Sono queste le principali e positive conclusioni del rapporto Istat “Qualità dell’ambiente urbano”.

Nel 2013, per il secondo anno consecutivo, in Italia si sono ridotti i tassi di motorizzazione nei capoluoghi di provincia, con 613,2 autovetture e 132,7 motocicli ogni mille abitanti, che costituiscono rispettivamente lo 0,9 e lo 0,6% in meno rispetto al 2012.

Non tutte le notizie sono positive però, perché cala anche la quantità di gente che utilizza il trasporto pubblico e la frequenza, scendendo da 201,1 a 188,6 passeggi annui per abitante.

Sono le città medie e piccole del centro-sud (L’Aquila, Frosinone, Viterbo, Potenza, Isernia) a utilizzare di più l’automobile per gli spostamenti ma, fortunatamente, sono più pulite, infatti continua a crescere la quota delle autovetture meno inquinanti (classe euro 4 o superiore), costituendo ora la maggioranza del parco circolante nei capoluoghi di provincia.

Anche in questo caso, purtroppo, il divario tra Nord e Sud è netto. Pur rimanendo le più diffuse, le meno inquinanti auto di ultima generazione, restano ancora poche nelle città del sud, mentre nei capoluoghi del centro e del nord raggiungono nel 2013 rispettivamente il 55,4 e il 59,2% del parco circolante totale.

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Sebbene anche nello scorso anno le auto a benzina abbiano costituito la maggioranza, rappresentando il 55,5% delle vetture in circolazione, è anche vero che nel corso degli ultimi cinque anni si sta assistendo ad una progressiva erosione della quota dei motori a benzina, a vantaggio dei diesel e soprattutto dei motori a gas o bi-fuel. Buone nuove anche per i meno inquinanti motocicli euro 3, che sono saliti al 37,8% del parco circolante totale nei capoluoghi (+3,2% rispetto al 2012), anche se la loro quota resta ancora nettamente minoritaria.

Per la domanda di trasporto pubblico locale continua la tendenza negativa iniziata nel 2012, con una dinamica molto meno uniforme rispetto a quella del trasporto privato. Il calo dei passeggeri è stato infatti molto più forte nei capoluoghi del sud (-11,1%), che in quelli del nord (-5,3%) e del centro (-1,4%), e molto più tra i grandi comuni (-5,1%) che tra gli altri capoluoghi, dove si registra solo una leggera flessione (-0,6%) rispetto al 2012.

In tutta Italia si moltiplicano poi le iniziative in favore della mobilità sostenibile. Si rivelano sempre più di moda sia il car sharing, presente in 23 città diffuse soprattutto al nord, che il bike sharing, già attivato con successo in 66 capoluoghi (contro i soli 52 del 2011).

Le piste ciclabili sono presenti in 105 città (in 36 delle quali per una lunghezza di almeno 34 Km), così che la loro densità territoriale  è passata da 18,1 a 18,9 Km per 100 Km2 di superficie comunale rispetto al 2012. I valori più alti di questo indicatore si rilevano a Torino, Bergamo, Brescia, Mantova, Treviso, Padova, Pordenone e Modena, tutte con più di 100 Km di piste per 100 Km2, mentre gli 11 capoluoghi sprovvisti di piste ciclabili si trovano tutti nel sud. A ricordarci quanto è ancora significativa quella questione meridionale di cui tanto si dibatteva già nei primi tempi dell’Italia unita.

Crescono anche i sistemi di infomobilità, basati sull’applicazione di tecnologie dell’informazione al servizio della mobilità urbana, che rappresentano un passo significativo nell’evoluzione delle città verso il modello delle smart city. La diffusione di questi sistemi si concentra fortemente nel centro-nord, vista la presenza in ben 53 capoluoghi su 69.

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Come già detto, meno auto e più bici comportano automaticamente un miglioramento della qualità dell’aria per le polveri sottili. Rispetto al 2012, infatti, diminuisce da 52 a 44 il numero di capoluoghi dove il valore limite per la protezione della salute umana previsto per il PM10 viene superato per più di 35 giorni. Anche in questo caso, i miglioramenti più significativi si registrano al nord e al centro, mentre nel sud si evidenzia un peggioramento in Campania. Nel 2013 i primi dieci comuni per numero di giorni del superamento del PM10 sono comunque in prevalenza nel nord, col primato poco invidiabile di Torino che ha registrato un incremento dei giorni di superamento rispetto al 2012 (da 118 a 126).

Tra gli 82 comuni che hanno misurato il PM2,5 quelli che hanno superato il valore limite di concentrazione media annua dell’inquinante fissato dalla normativa sono dieci: un dato positivo, visto che erano 15 nel 2011 e 18 nel 2012.

In 17 capoluoghi sono state attuate anche politiche di limitazione della circolazione del traffico privato di tipo sia emergenziale (a seguito di superamenti dei valori limiti di un inquinante), sia programmato (a scopo preventivo o di riduzione progressiva delle emissioni).

Per quanto riguarda l’inquinamento acustico, solo 88 comuni, rispetto ai 91 del 2012, hanno effettuato attività di misurazione del rumore, finalizzate alla verifica del rispetto dei valori limite imposti dalla normativa. Complessivamente sono diminuiti anche i controlli, nel 90% dei casi sollecitatati da segnalazioni dei cittadini, calati da 1.661 a 1.627. Nel 47,9% di questi è stato riscontrato almeno un superamento dei limiti dell’inquinamento acustico, un dato inferiore di 5,1 punti percentuali rispetto al 2012. Le amministrazioni dispongono di diversi strumenti per prevenire o mitigare l’impatto del rumore e 32 comuni hanno dichiarato di averne applicato almeno uno nel 2013, rispetto ai 28 dell’anno precedente.

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Passiamo ora ad un altro aspetto fondamentale per il buon vivere cittadino: la presenza del verde pubblico, dove rilassarsi, leggere un libro, fare sport o portare i bambini a giocare. Questi polmoni urbani rappresentano il 2,7% del territorio dei comuni capoluogo di provincia, con oltre 577 milioni di m2 (+0,7% rispetto al 2012), che corrispondono ad una disponibilità media di 32,2 m2 per abitante.

traffico in città

Le città italiane meno inquinate: nel 2013 l’aria è più pulita

Secondo il report Istat, un elevato “profilo verde” caratterizza 16 città, con una forte concentrazione in Lombardia (Como, Monza, Brescia, Pavia, Lodi, Cremona, Mantova), cui si aggiungono Prato, Terni, Matera e sei grandi comuni, quali Trieste, Roma, Napoli, Reggio Calabria, Palermo e Cagliari.

Ricadono in “aree naturali protette” oltre 3.200 Km2 del territorio dei capoluoghi (pari al 15,8%), mentre in 43 comuni è stata individuata una rete ecologica, a tutela del mantenimento della biodiversità anche in ambito urbano.

La somma delle aree protette e di quelle destinate al verde urbano è pari al 18,2% della superficie comunale dei capoluoghi, con valori più elevati (tra il 60 e il 70%) registrati a Cagliari, Venezia e Messina.Queste tre realtà urbane hanno una densità complessiva di aree verdi pari o superiore a due terzi del territorio. Risultati straordinari ottenuti: nel capoluogo sardo con l’inclusione nell’area comunale dei siti naturali dello stagno di Cagliari, delle saline di Macchiareddu e del Montelargius e della laguna di Santa Gila; a Venezia grazie all’incidenza del peculiare contesto lagunare; a Messina tramite la le aree della rete Natura 2000.

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Sono invece 28 i capoluoghi con territorio quasi o del tutto privo di aree naturali protette (tra questi Milano e Padova), mentre valori contenuti del verde urbano (inferiori all’1% del territorio comunale), riguardano 41 città, in più della metà dei casi capoluoghi del Mezzogiorno.

Se analizziamo nel dettaglio il verde urbano totale, scopriamo poi che la componente più consistente (1/4 del totale) è data dal verde “storico”, ossia quello tutelato per il valore storico-culturale-paesaggistico, costituito da ville, giardini e parchi che abbelliscono le nostre innumerevoli città d’arte.

città italiane

Atia più pulità nelle città italiane

Altre due tipologie di verde stanno avendo una sempre maggior diffusione nelle nostre città: la forestazione urbana e gli orti urbani. La prima, ad elevato valore ecologico grazie ai benefici che ne derivano in termini di regolazione del microclima e della complessiva qualità dell’ecosistema urbano, nel 2013 incide per l’1,9% sulla superficie del verde urbano dei capoluoghi; la seconda, caratterizzata da piccoli appezzamenti di terra di proprietà comunale assegnati in comodato ai cittadini richiedenti e utilizzati per la coltivazione ad uso domestico, l’impianto di orti o il giardinaggio ricreativo, pesa invece per lo 0,6% sul verde urbano e trova la più ampia estensione a Torino (quasi 2 milioni di m2 complessivamente destinati).

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Gli orti urbani, oltre al valore ambientale, sociale e didattico, contribuiscono a preservare dall’abbandono le aree verdi interstiziali incluse tra le aree edificate. Nel complesso sono 57 le amministrazioni comunali che li hanno attivati come modalità di gestione delle aree a verde, con forti polarizzazioni regionali: quasi l’81% delle città del nord; meno di due città su tre al centro; mentre nel sud son presenti solo a Napoli, Andria, Barletta, Palermo e Nuoro.

Infine, nel 2013 è stata organizzata la prima Giornata nazionale degli alberi (21 novembre), che ha ottenuto buoni riscontri in tutta Italia, poiché circa il 60% dei capoluoghi del centro e del nord e quasi il 40% di quelli del sud hanno promosso specifiche iniziative. Molte Amministrazioni hanno messo a dimora alberi nelle aree del verde pubblico, 36 hanno attivato campagne di sensibilizzazione verso i cittadini, 13 hanno previsto percorsi formativi per gli addetti alla manutenzione del verde. Buoni dati su cui lavorare per rendere le nostre città ancora più verdi e vivibili.

Immagini via Shutterstock

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