Un legame tra cambiamento climatico e aumento della violenza

di Alessia del 14 aprile 2014

Fino ad oggi, parlando di cambiamento climatico abbiamo sempre colto un solo aspetto: la devastazione ambientale causata nel passare del tempo. Acidificazione degli oceani, scomparsa di piccole isole, inondazioni, siccità, pericolo di sopravvivenza per alcune specie animali e vegetali, sono solo alcune delle conseguenze indotte dall’innalzamento delle temperature; esiste anche un legame tra cambiamento climatico e aumento della violenza.

Recentemente però un gruppo di scienziati ha posto attenzione su un fattore del tutto nuovo: le conseguenze a livello psicologico sull’essere umano.

Se la siccità o le inondazioni rendono impossibile la vita in un dato territorio, le popolazioni saranno costrette a migrare verso terre più ricche, dove sia possibile coltivare, allevare, impiantare un nuovo insediamento. Ma se consideriamo la densità della popolazione a livello mondiale, è quasi inevitabile che queste migrazioni finiscano con il trasformarsi in conflitti aperti sulla gestione del territorio.

Quando le condizioni di vita diventano insostenibili, l’Uomo si rivolta contro il sistema. Il paradosso però è che questa condizione di degrado è stata provocata proprio dalla mano dell’Uomo e non dalla Natura.

Nel passato abbiamo numerosi esempi in cui la scarsità di cibo legata alle condizioni ambientali ha determinato un’impennata dei prezzi con la conseguente rivolta delle fasce di popolazione più povere.

Pensiamo ad esempio alla Rivoluzione Francese scatenata, tra i vari fattori, proprio dal fallimento del raccolto del grano oppure a tutte le insurrezioni del mondo arabo.

Paesi più ricchi oggi iniziano a temere la scarsità delle risorse, ma in molte zone del mondo questi timori sono già realtà. Solo negli Stati Uniti si conta che 16 milioni di bambini soffrano la fame perché la richiesta di cibo è nettamente superiore alla reale disponibilità.

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Il cambiamento climatico è di per sè un atto violento. E’ una forma di prevaricazione sul genere umano e su tutte le altre specie, è una crudeltà contro ogni forma di vita.

Un tempo era più semplice individuare la violenza: c’era il più forte, il più ricco che annientava il povero, incapace di difendersi.

Oggi la violenza si nutre di linguaggi subdoli: grandi industriali che sfruttano manodopera a basso costo, grandi Nazioni che detengono armi nucleari capaci di far scomparire milioni di vite in una manciata di secondi, aziende che immettono sul mercato prodotti nocivi per la salute.

Forse solo quando saremmo in grado di cogliere questa sottile sfumatura potremmo iniziare a lottare contro il vero nemico dell’Umanità.

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