L’estrazione di gas naturale sta estinguendo le foreste della Pennsylvania

di Luca Scialò del 17 dicembre 2012

L’estrazione di gas naturale è un’attività che presenta un prezzo da pagare in termini di impatti sul territorio ed il caso che vedremo oggi è in una certa misura emblematico.

Ci spostiamo oggi in Pennsylvania, stato americano dove l’attività di estrazione del gas naturale sta distruggendo il paesaggio locale, con pozzi, strade, condotte e discariche che si mangiano interi pezzi di bosco, con gravi impatti per l’ecosistema locale.

A dirlo uno studio della US Geological Survey (USGS), secondo il quale: “le modifiche nell’uso e del suolo e nella copertura forestale influenzano la capacità degli ecosistemi di fornire beni essenziali e servizi ecologici, che, a loro volta, influenzano lo sviluppo economico, la salute“.

Ciò perché, sempre secondo l’USGS, “le aree agricole e forestali si stanno adattando pericolosamente agli effetti nefasti dell’estrazione di gas naturale, e l’effetto è “sostanziale“.

Bisogna anche aggiungere che purtroppo la Pennsylvania non è l’unico posto dove la fauna degli habitat è stata distrutta dall’estrazione di petrolio e di gas. Sta accadendo anche nel Wyoming, Stato meno popolato degli Usa, la cui geomorfologia è caratterizzata dalla presenza di molte catene montuose che hanno impedito cospicui insediamenti umani. Un caso dove, se vogliamo, gli effetti dell’estrazione sono più dannosi soprattutto per la natura, più che per l’uomo.

Certamente, in termini di impatto sul territorio e la salute pubblica, l’estrazione di gas naturale è meno dannosa che quella di carbone – come visto in un altro speciale dedicato alle aree degli Stati Uniti letteralmente segnate dall’industria del carbone – ma il prezzo da pagare c’è ed è anche salato: una ragione in più per riflettere sulla sostenibilità della politica energetica e sui veri vantaggi di lungo periodo delle fonti rinnovabili.

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