Mangiare bio è meglio anche per chi soffre di Parkinson

di Chiara Greco del 19 settembre 2013

In tanti conoscono le virtù degli alimenti biologici. Organico, bio, vegetariano o vegano non sono soltanto tendenze ma anche modi virtuosi di consumare il cibo e di condurre una dieta che rispetta sia il benessere fisico che quello ambientale.

La prima tra le due variabili però rimane la più complessa e viene costantemente monitorata da medici e ricercatori. Le ricerche in campo medico e le scoperte che sostengono che l’alimentazione a base di cibi di origine biologica potrebbe aiutare ad affrontare meglio alcune malattie sono tante.

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In tema sono diversi i ricercatori che sostengono che chi soffre di Parkinson dovrebbe consumare una dieta a base di cibi biologici. Tra le più gravi sindromi di origine neurologica, del Parkinson ancora non si conoscono le cause precise e, di conseguenza, non si è ancora trovata una cura. Un recente studio però, pubblicato sulla rivista Neurology, insieme ad altri, avrebbe dimostrato che l’esposizione a pesticidi sarebbe uno dei più importanti fattori di rischio per l’insorgere del Parkinson. E il legame con la dieta bio? La connessione sarebbe immediata.

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Secondo diversi scienziati, per gli ammalati di Parkinson sarebbe fondamentale adottare una dieta totalmente a base di cibi biologici. Così, se ancora non si è giunti ad una cura adeguata che protegga le persone dai rischi di contrarre il Parkinson, molti medici intanto prescrivono una dieta a base di fibre, proteine, Solenaceae e Flavonoidi: tutti alimenti che abbiano una provenienza certa da colture biologiche, che non siano quindi trattati con pesticidi e diserbanti di sintesi.

Non sarà la soluzione immediata per trovare una cura adatta al Parkinson ma anche se sono solo una via per alleviarne i sintomi, come sostengono Xiang Gao, docente alla Medical School di Harvard,  e altri medici, la scelta dei cibi biologici da somministrare ai malati di Parkinson, insieme a specifici trattamenti farmacologici, sarebbero un buon palliativo.

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