Il mangiare sano costa di più del junk food

di Erika Facciolla del 9 dicembre 2014

E’ ormai provato da diversi studi che mangiare sano costa più del cibo spazzatura rendendo l’alimentazione equilibrata e salutare una cosa da ricchi.

Mangiare sano costa sempre di più e il divario tra il costo dei beni alimentari di qualità e il cosiddetto junk food rischia di accentuare le diseguaglianze economiche, sanitarie e sociali in Europa. È quanto emerge da uno studio britannico sui consumi alimentari pubblicato su Plos One che ha analizzato le variazioni dei prezzi applicati ai cibi salutari e a quelli meno sani avvenute tra il 2002 e il 2012 e le ha confrontate con i modelli di consumo e le scelte d’acquisto operate da consumatori inglesi di diversa estrazione sociale nel corso dello stesso intervallo temporale. Quello che i ricercatori della Cambridge University hanno osservato è che la differenza di prezzo fra cibi qualitativamente migliori e il cibo spazzatura è aumentata in valore assoluto, al punto tale da rendere sempre più costosa – e quindi esclusiva – la possibilità di sposare un regime alimentare corretto.

In poche parole mangiare bene e sano sta diventando una ‘cosa da ricchi’, mentre chi non può permettersi di mettere nel carrello della spesa la stessa categoria di alimenti è costretto a ripiegare su prodotti di qualità decisamente più scarsa o addirittura junk food.

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Per vere un’idea più precisa del fenomeno basta pensare che 1000 calorie derivanti da alimenti ‘sani’ oggi costano 9 euro contro i 3 necessari per ottenere l’equivalente apporto calorico dal cosiddetto ‘cibo spazzatura’.

Un fenomeno prettamente britannico? Niente affatto visto che a detta degli esperti questa tendenza è strettamente legata alle politiche agricole e alle strategie sui prezzi al dettaglio degli alimenti varate negli ultimi anni dall’UE e quindi potrebbe estendersi molto presto anche al resto dei paesi europei. Mentre il costo del cibo sano e biologico cresce, il junk food diminuisce il prezzo così che i più poveri non possono permettersi un’alimentazione equilibrata e salutare.

Gli autori dello studio hanno preso in esame un campione di 94 alimenti valutati sotto un duplice punto di vista: quello della salubrità e del valore nutrizionale, basandosi sui dati di riferimento forniti dalla UK Food Standards Agency, e quello dell’inflazione grazie ai rilevamenti dell’Ufficio statistico britannico che monitora le variazioni dei prezzi su tutto il mercato nazionale. Tra i prodotti ritenuti ‘sani’ sono stati selezionati alimenti quali latte, yogurt, carne magra, vegetali, pesce ecc mentre tra i cibi ‘spazzatura’ sono stati fatti rientrare ciambelle, gelati, pancetta, hamburger ecc.

Aggregando e incrociando i panieri considerati con i dati relativi alla popolazione nazionale, è emerso che nell’arco di un decennio si è registrata una vera impennata dei prezzi dei cibi più sani che sono inevitabilmente diventati meno convenienti per le fasce più deboli.

Il risultato è un generale aumento delle patologie legate all’alimentazione (obesità, diabete, malattie cardiovascolari), un danno per il bilancio del servizio sanitario nazionale e un netto divario sociale tra classi più o meno abbienti. In altre parole è aumentata la povertà alimentare e il divario tra le élite di consumatori che possono ancora permettersi una dieta sana ed equilibrata e coloro che devono nutrirsi con junk food.

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I ricercatori del centro di ricerca responsabile dello studio (CEDAR) concordano nel dire che la povertà alimentare e l’aumento delle banche alimentari rappresentano per il Governo britannico un tema di pari importanza al problema della fame, poiché la salute e il benessere pubblico sono strettamente legati alla possibilità di seguire una dieta sana ed economicamente accessibile per tutti.

junk food

Mangiare sano costa di più del junk food

Un fattore, quest’ultimo, che può contribuire all’aumento delle diseguaglianze sociali e sanitarie, al peggioramento delle condizioni di salute di tutta la popolazione e all’aumento dell’insicurezza alimentare. Per adottare le opportune contromisure e attutire le ricadute del fenomeno occorrerà mettere in discussione il sistema dei prezzi del mercato europeo, ma anche le strategie produttive, le politiche agricole e le scelte operate negli ultimi anni in materia agroalimentare dalla Comunità.

Immagine via Shutterstock

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