Manhattan sommersa entro il 2050?

di Luca Scialò del 17 settembre 2013

Un rapporto di un’équipe di scienziati del Columbia University Earth Institute – sotto la direzione di Klaus Jacob e che rientra in una serie di studi commissionati subito dopo l’arrivo del minaccioso uragano Irene – ha dato un risultato allarmante: le acque che bagnano l’isola di Manhattan, nonché Brooklyn, Queens, il Bronx, si sono alzate di 3 centimetri ogni 10 anni nell’ultimo secolo, con una recente spaventosa velocità d’innalzamento. Entro il 2050 saranno così più alte di 60 centimetri.

Con questa situazione basteranno normali temporali per allagare e paralizzare interi quartieri. E quando il livello dell’oceano sarà salito di 120 centimetri, previsto entro il 2080, oltre un terzo della metropoli sarà soggetta a inondazioni costanti. New York è seconda solo a New Orleans per il rischio-marea.

SPECIALE: Livello del mare: l’innalzamento potrebbe essere maggiore di quello previsto fino ad oggi

Duecentomila newyorchesi vivono in zone vulnerabili, meno di un metro al di sopra dell’alta marea. E i lavori per adeguare la metropoli sono inadeguati: sono state allargate le lagune naturali che servono da “serbatoi di contenimento” delle maree; sono stati moltiplicati i “tetti verdi”, giardini pensili che potenziano l’assorbimento delle acque piovane; nuovi regolamenti comunali vietano di tenere nelle cantine le caldaie e i serbatoi per il riscaldamento.

Come sovente accade, l’amministrazione sta pensando di tutelare soprattutto il centro di Manhattan: scelta non casuale, visto che qui le inondazioni danneggerebbero Wall Street. Ma rischi superiori sono nelle aree industriali del Bronx e di Brooklyn: lì i danni colpirebbero impianti chimici, depositi di carburanti, centri di smistamento dell’immondizia, con effetti tremendi per il potenziale inquinamento.

FOCUS: Per chi non crede allo scioglimento dei ghiacci, ecco questo video!

Altre città americane sono più avanti di New York nella prevenzione delle inondazioni da cambiamento climatico. San Francisco, Chicago, Charlotte, oltre a sperimentare nuovi tipi di asfalto poroso che accelerano lo scolo delle acque (il materiale è usato soprattutto nelle piste ciclabili), hanno anche cominciato a espropriare terreni edificabili e a vietare nuove costruzioni nelle zone vicine a mari, fiumi, laghi.

Decisioni più drastiche dunque, per un futuro che stiamo rendendo sempre più pericoloso con il nostro atteggiamento poco sensibile alle tematiche ambientali.

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