Manifesto: per Legambiente chi inquina paga

di Alessia del 14 luglio 2014

Non lo dice solo la UE, anche per Legambiente chi inquina paga. In un Manifesto redatto assieme ai Radicali l’associazione ambientalista sottolinea come questo principio sia fondamentale per una corretta ed equa fiscalità ambientale.

Se partiamo dalle bollette, ad esempio, scopriremo infatti che, seppure si faccia spesso un gran parlare dell’importanza di utilizzare fonti rinnovabili per preservare l’ambiente (e anche le nostre tasche), sono comunque pochi i cittadini realmente consapevoli di tutti quegli extra che paghiamo ogni volta che la riceviamo.

Legambiente e i Radicali italiani hanno pertanto redatto un vero e proprio manifesto per sensibilizzare l’opinione pubblica e chiedere a gran voce che vengano ridefinite le norme che regolano la tutela, l’utilizzo e il consumo delle risorse naturali.

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Partiamo dall’aspetto più eclatante: in Italia, la regola del “chi inquina paga“, presente tra l’altro anche nel Protocollo di Kyoto oltre che linea-guida della Commissione Europea in materia di rifiuti e tasse, non è mai stata applicata. Anzi, il fisco ha previsto tutta una serie di agevolazioni sul consumo di combustibili fossili.

Una politica ambientale per risultare efficace deve considerare innanzitutto la tassazione sullo spreco di risorse comuni e avvantaggiare tutte quelle imprese che puntano alla riqualificazione energetica.

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Lo scenario a cui assistiamo è invece del tutto controverso. In Italia chi più inquina non paga! Vediamo qualche esempio.

I canoni per le concessioni balneari sono assegnati senza gara, mentre quelli di concessione per le acque minerali sono troppo bassi e non differenziano le zone in base alla portata d’acqua. Irrilevanti anche i canoni di concessione per la trasformazione di suoli agricoli e naturali, con nessun incentivo alla riqualificazione delle aree. Bassissime poi sono anche le tasse per chi effettua il recupero degli scarti dell’edilizia, così come sono basse quelle per l’attività di escavazione.

Tutto questo sembra favorire la proliferazione di attività illecite e abusivismi. Così Legambiente e Radicali propongono una serie di obiettivi, tra cui la rivisitazione di questi canoni e concessioni, l’eliminazione delle accise per i sussidi alle fonti fossili ed un’ecotassa minima per lo smaltimento in discarica.

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Tutto questo dovrebbe portare innanzitutto a una rivalutazione delle aree ambientali, così da preservare aree destinate alla tutela. Con l’adeguamento fiscale si potranno ridurre le imposte sul reddito di persone e imprese e favorire gli investimenti sul rinnovabile.

Il presidente di Legambiente ha dichiarato che con un’operazione fiscale di tale portata si potranno recuperare 10 miliardi da destinare ad un ampio progetto di tutela ambientale.

Anche se la cifra fosse ridotta del 50% sarebbe comunque un bel risparmio. Dunque, non resta che aspettare che il Governo presti la dovuta attenzione al Manifesto e si muova in direzione di una importante e delicata operazione fiscale.

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