Mercurio nei pesci: da dove viene?

di Erika Facciolla del 28 maggio 2013

La contaminazione da mercurio delle acque è un fenomeno sempre più allarmante sul quale occorre soffermarsi con molta attenzione per capire veramente quali sono i rischi legati al consumo di pesce e frutti di mare avvelenati da questa sostanza e quali sono le cause di tale emergenza.

Innanzitutto occorre sapere che il mercurio è un elemento chimico ottenuto principalmente per riduzione di un minerale, il cinabro, meglio conosciuto come ‘solfuro di mercurio’. I principali campi di applicazione del mercurio sono l’elettrico, l’elettronico, il chimico ma un tempo veniva impiegato anche come sostanza di raffreddamento nelle centrali nucleari. A parte questo, il mercurio è una sostanza fortemente tossica per l’uomo, sia che venga ingerito, inalato o semplicemente portato a contatto con i tessuti cutanei.

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Tuttavia, la principale fonte di contaminazione per l’uomo è rappresentata dall’alimentazione e nella stragrande dei casi avviene in maniera inconsapevole, il che fa del mercurio un nemico micidiale e ‘invisibile’. Le principali conseguenze della sua assunzione sono gravi patologie a carico delle funzioni cognitive e malformazioni o problemi di sviluppo nei neonati.

È per questa ragione che le donne in gravidanza devono evitare alcuni tipi di pesci e di crostacei potenzialmente contaminati al vertice della catena alimentare della specie (tonno, pesce spada, salmone ecc).

Ma qual è la vera fonte di questo inquinamento? Gli esperti ritengono che la maggior parte del mercurio che finisce negli oceani o in mare aperto proviene dalle emissioni derivanti dalla combustione di combustibili fossili che si disperdono nell’atmosfera e, attraverso le piogge, in mare aperto dove il mercurio viene assorbito dai pesci attraverso la catena alimentare.

È per questo motivo che la quantità di mercurio presente in un pesce è direttamente proporzionale alle sue dimensioni: la sostanza viene assorbita dai batteri che a loro volta sono assorbiti dalle alghe; i pesci più piccoli mangiano le alghe e i predatori si cibano dei pesci contaminati e delle alghe stesse. Ecco perché la riduzione delle quantità di mercurio presenti nell’atmosfera avrebbe un impatto diretto e piuttosto immediato sull’alimentazione dei pesci, e di conseguenza, sul loro grado di tossicità.

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Alcuni scienziati americani ritengono che tagliando le emissioni del 20% si ridurrebbe del 16% la quantità di mercurio assorbita dai pesci; dunque occorrerebbe ridurre del 40% la combustione di fossili per limitare l’accumulo di sostanze tossiche nella biosfera e ridurre del 20% la concentrazione di mercurio nel mare. Un dato che, a pensarci bene, fa sembrare l’orizzonte ancora più cupo di quel che già appare.

È vero che il principale produttore di gas inquinanti è l’Asia che, da questo punto di vista, ha superato di gran lunga Europa e Stati Uniti, ma è anche vero che tocca agli stati occidentali esercitare le giuste pressioni per far sì che si imponga una limitazione delle emissioni tossiche a livello internazionale, specie adesso che l’opinione pubblica è perfettamente consapevole delle pericolose conseguenze legate all’inquinamento da mercurio nel mare.

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