Monsanto addio! L’Italia banna il mais OGM

di Claudia Raganà del 13 novembre 2013

L’Italia ha deciso di proteggere la qualità del suo mais “made in Italy”, prendendo importanti misure contro le sementi OGM.
In particolare, il Governo ha recentemente siglato un decreto che mette al bando la coltivazione del granturco MON810, una delle due tipologie di mais OGM che è consentito utilizzare in Europa.

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Tra le ragioni addotte, determinante è stato il rischio ambientale nei confronti della biodiversità, che il nostro paese cerca di preservare in ogni modo. L’opinione pubblica italiana, stando a quanto riferisce Coldiretti, non ha dubbi sulla scelta: l’80% approva la decisione, in un paese che sui suoi prodotti alimentari di alta qualità ha creato la propria reputazione in tutto il mondo e che punta sull’industria alimentare come volano per aiutare l’economia interna a ripartire.

Il decreto, in attesa di registrazione sulla Gazzetta Ufficiale, è stato siglato dai ministri dell’Ambiente, della Salute e dell’Agricoltura e, se approvato dalla Commissione Europea, metterebbe al bando il MON810 per almeno 18 mesi. E’ stata già inviata una nota alla Commissione Europea, la quale metterà al vaglio le ragioni dell’Italia e deciderà il da farsi.

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Sebbene, infatti, i singoli paesi abbiano facoltà di introdurre misure di salvaguardia ed attenzione per quanto riguarda l’industria alimentare, alla Commissione spetta l’ultima parola per verificare e mettere in atto eventuali provvedimenti.

Sembrano abbastanza evidenti le riserve dei Paesi dell’Unione nei confronti di queste sementi. Prima dell’Italia, infatti, fu la Francia (lo scorso anno) a mettere temporaneamente al bando il MON810 e solo 5 stati membri li hanno introdotti nella coltivazione (Spagna in primis, seguita da Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania).

Speriamo che la politica conservativa dell’Unione Europea continui a mantenere il suo scetticismo nei confronti di un’agricoltura basata su prodotti da laboratorio geneticamente modificati.

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